22 settembre 2012

Festival Tuttestorie numero sette. L'Incomprensibile. Racconti, visioni e libri per tonti magnifici

7° Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi

L'INCOMPRENSIBILE Racconti, visioni e libri per tonti magnifici
Cagliari, Carbonia, Gonnesa, Isili, Mara, Mogoro, Norbello,
Oliena, Pozzomaggiore Quartu Sant’Elena, San Vito, Sarule, Sedilo, Posada
dal 4 al 7 ottobre 2012

programma completo: www.tuttestorie.it

Povertà, Sos della Caritas (quotidiano L'unione Sarda, pagina dei Libri, 22 Settembre 2012)

Povertà, impoverimento e misure di contrasto del disagio dall'esperienza delle Caritas della Sardegna. A cura della Delegazione regionale della Caritas. Pagine 197.
Uno spaccato impietoso delle problematiche più toccanti, mentre si assiste al peggior declino economico che il mondo abbia conosciuto dagli anni Trenta del secolo scorso. Uno strumento di lavoro gli amministratori. Un volume da leggere e consultare con attenzione per chiunque voglia avere un quadro realistico del panorama sociale sardo. Ecco il nuovo "Rapporto sulle povertà e l'esclusione sociale" della Caritas (quarta edizione) di recente pubblicazione. Il libro è strutturato in tre parti: nella prima si esamina il profilo socio-economico e socio-demografico dell’Isola e il sistema di welfare regionale dal punto di vista della rete delle associazioni di volontariato; nella seconda vengono presentati analiticamente i dati forniti dai Centri di ascolto, sviluppando una seria analisi dei dati aggiornati fino al 2010; nella terza la Chiesa sarda si interroga sulle povertà.
Il volume, accanto ai dati provenienti dai Centri di ascolto presenti in quasi tutte le Caritas diocesane della Sardegna, è stato individuato come obiettivo conoscitivo il grado di consapevolezza sulla diffusione e la percezione circa l’efficacia di quattro misure adottate dal governo nazionale per contrastare (direttamente o indirettamente) la povertà economica: la social card, il bonus famiglia, il bonus energia e-lettrica e l’abolizione dell’Ici sulla prima casa.
Attraverso queste pagine – come sottolinea il curatore del volume Raffaele Callia, impegnato anche in Argentina una ricerca sull'emigrazione italiana nel nord-ovest argentino nella prima metà del '900 – i dati emersi nella precedente Ricerca trovano una triste conferma: in Sardegna la vulnerabilità sociale è legata strettamente alla fragilità del mercato del lavoro, una debolezza drammaticamente accentuata dal crescente numero di licenziamenti, dal ricorso sempre più diffuso ai contratti atipici e alla cassa integrazione.
Il Rapporto fornisce un altro dato eloquente: circa un terzo delle persone più colpite dalla crisi sono le persone di sesso femminile e di età compresa fra 15 e 34 anni. È questa la fascia che non studia, non lavora e non si forma in alcun modo (per questo denominata “Neet”: not in education, employment or training) e che quindi continua a pagare il prezzo più alto. «Se in una società fortemente individualista – osserva Callia – la soluzione per qualsiasi problema è il “consumo”, anche le risposte da dare ai problemi derivanti dalla povertà diventano solo di natura economica e finiscono per incidere solo sul piano del consumo».
Andrea Mameli
Articolo pubblicato nell'inserto Libri del quotidiano L'Unione Sarda il 22 Settembre 2012

Genomica in primo piano: malattie della vista al 23mo Congresso Generale della TWAS a Tianjin in Cina

Una ricerca su disturbi della vista presentata il 20 Settembre 2012 al 23-simo Congresso mondiale della TWAS, a Tianjin, in Cina, ha permesso di identificatore una serie di fattori significativi. Due nuovi geni coinvolti nello sviluppo della cataratta (con nove mutazioni) e un gene, con quattro nuove mutazioni, di cui è certo il ruolo nell’insorgenza del glaucoma. Ma anche una nuova mutazione nel gene associato alla nictalopia (cecità notturna).
È questo il ricchissimo bagaglio scientifico risultato di una complessa indagine molecolare condotta in Pakistan da Sheikh Riazuddin (Direttore generale emerito del Centro di eccellenza in biologia molecolare dell’Università di Lahore). Lo studio ha interessato alcune famiglie nelle quali si sono registrati molti matrimoni tra consanguinei e un’incidenza abnorme di patologie della vista. «Era necessario effettuare una ricerca di questo tipo – ha spiegato Sheikh Riazuddin – perché in Pakistan la prevalenza dei disturbi della vista è molto elevata. Ciò si deve soprattutto all’elevato grado di consanguineità della popolazione pakistana. Ci siamo focalizzati su alcune delle principali patologie diffuse in Pakistan: cataratta, glaucoma e poi anche cecità notturna. Nello studio abbiamo reclutato alcune famiglie con elevato grado di consanguineità, originarie del Punjab, del Belucistan, e da aree tribali dei confini del Pakistan. Gli effetti sulla capacità visiva di queste patologie non sono trascurabili. La cataratta, semplificando, determina l’opacità del cristallino, la lente trasparente che ricopre la superficie dell’occhio. Il glaucoma (responsabile del 15% di casi di cecità in tutto il mondo, con 60 milioni di malati nel 2010) rientra invece fra le malattie neurodegenerative e provoca danni al nervo ottico. Lo studio sul glaucoma ha permesso di identificare tre nuove mutazioni presenti in tre famiglie con malattia, e assenti nei soggetti di controllo. Il gene coinvolto si chiama CYP1B1 e codifica per una proteina chiamata citocromo, tra le cui funzioni vi è anche quella di regolare l’aggiunta di atomi di ossigeno in specifiche reazioni. Questo gene è altamente espresso nell’occhio, ma la sua funzione precisa è ancora oggetto di studio. Il DNA dei membri di 12 famiglie a elevato grado di consanguineità, con cataratta congenita è stato invece analizzato con un approccio genome-wide, cioè con l’esplorazione a tappeto di ampie zone del genoma. Le indagini hanno individuato nove mutazioni nuove nel gene FYCO1, da cui dipende il corretto sviluppo del cristallino e la sua trasparenza nell’essere umano. Interessanti anche i risultati dello studio sulla nictalopia congenita, la cecità notturna, un disturbo della retina associato spesso a miopia e strabismo.
«Esaminando in particolare una famiglia pakistana – ha spiegato Riazuddin – siamo riusciti a identificare una mutazione nel gene GNAT1, associato con questo disturbo. Aver identificato questi geni e le loro mutazioni è un primo passo necessario senza il quale non sarebbe possibile procedere, in un futuro prossimo, allo studio dettagliato della via biochimica che da essi dipende. Tenendo come obiettivo finale, certo non immediato, la terapia di queste malattie».
Questi sono solo alcuni dei risultati presentati dal 18 al 21 Settembre nel corso del congresso generale della TWAS, l’accademia delle scienze per i Paesi in via di sviluppo, l'organizzazione internazionale fondata nel 1983, con sede a Trieste, sostenuta dall'Unesco e dal Governo italiano. In particolare nel corso delle ultime due giornate dei lavori congressuali i nuovi membri affiliati alla TWAS hanno illustrato i risultati della “scienza concreta”, quella che risolve problemi quotidiani e che aiuta la società e le persone: come proteggere il bestiame dall’aggressione delle micotossine presenti nel foraggio, trattare le acque contaminate da patogeni come il vibrione del colera; studiare le proprietà anti-diabetiche di alcuni principi attivi estratti da piante delle Isole Mautitius.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 22 Settembre 2012

21 settembre 2012

"Dal Quore al palcoscenico. Regala un kit per la ricerca" a Cagliari, oggi alle 21

“Dal Quore al Palcoscenico” è il titolo dello spettacolo di stasera ideato con lo scopo di raccogliere fondi per finanziare una ricerca sulla dislessia. La ricerca, condotta dall’Università di Cagliari in collaborazione con l'Università di Saint Andrews (Scozia) .
Il Quore introdotto nel titolo rappresenta uno dei tipici errori di scrittura che alcune persone con dislessia o disortografia possono compiere quando si trovano di fronte a parole ortograficamente complesse e la scelta di questo titolo rappresenta un tributo per coloro che nonostante queste difficoltà sentono comunque di cimentarsi con la scrittura.

Lo spettacolo è organizzato dall'Associazione Centro Centro Studi Ricerche e Intervento “Neuropsicopedagogia e dall'Associazione “Medicina Sociale”, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Provinciale di Cagliari e il Comune di Cagliari, grazie al prezioso intervento dell'Associazione Figli D’Arte Medas.

Quello che sarà finanziato con questo spettacolo sarò il primo studio sulla genetica della dislessia in Sardegna: con il cui ricavato della vendita dei biglietti verranno acquistati degli appositi kit per la raccolta del DNA dei bambini e saranno finanziate borse di studio che saranno quindi donate al gruppo di ricerca dell’Università di Cagliari che insieme all'Università scozzese di Saint Andrews realizzeranno lo studio sulla genetica e gli interventi diagnostici e di supporto per le persone con dislessia.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 21 Settembre 2012

Diabete: tecnologia, sport e ambiente (Parco Naturale Molentargius, Cagliari, 23 Settembre 2012)

Dove: Cagliari, Parco Molentargius-Saline
Quando: 23 Settembre 2012
Chi: Associazione Diabete Zero Onlus

Nuovo dispositivo per l'automisurazione glicemica con iPhone, il 22 Settembre a Cagliari

Cosa: Presentazione dispositivo per iPhone per l'automisurazione glicemica. In collaborazione con l'associazione Diabete Zero, Cagliari.
Dove: MyStore, Via Alghero 43, Cagliari.
Quando: sabato 22 Settembre 2012, alle 18 e 30.

20 settembre 2012

Android. Programmazione avanzata. Il libro di Emanuele Di Saverio e Stefano Sanna.

La piattaforma Android ha conquistato un ruolo di primissimo piano nel mercato della telefonia mobile e ha recentemente fatto il suo ingresso nel nascente settore dei tablet: l’architettura moderna e la licenza opensource incoraggiano la sua diffusione tra i manufacturer e gli sviluppatori. Oggi, con Android, chi progetta e realizza software per dispositivi mobili può anche percorrere intinerari professionali significativi.
È così che due esperti del settore, Emanuele Di Saverio e Stefano Sanna, hanno deciso di raccogliere la loro esperienza in un libro: "Android. Programmazione avanzata" (Edizioni FAG, Milano, 2012. Pagine: 352. Prezzo: 29,90 €).
Il volume, dedicato a chi già conosce le basi della programmazione su questa piattaforma (Android 4), illustra le tecniche avanzate di sviluppo attraverso esempi pratici e approfondimenti tecnici. Tra gli argomenti affrontati: Architettura avanzata delle applicazioni attraverso Activity e Service. Le novità di Honeycomb per i tablet e di Android 4. Animazioni, effetti grafici sofisticati e supporto multi-risoluzione. Problematiche di networking. Test Driven Development e best practice di progettazione e sviluppo. Uso avanzato dello stack Bluetooth. Near Field Communication. Soluzioni di Push Notification. Il libro, realizzato in collaborazione con la Samsung, è disponibile in formato elettronico per tutti gli e-book reader e in formato cartaceo. Ho interpellato i due autori per riportare la loro visione sulle prospettive per questo settore "emergente".

Stefano Sanna sviluppa software per cellulari da 10 anni, Da gennaio 2011 lavora in un'azienda del gruppo Reply specializzata in soluzioni per la telefonia cellulare e software open source, dove è responsabile dell'Android Lab. E' stato tra i primi sviluppatori italiani su iPhone e ora la sua specialità è Android.
Stefano, come hai imparato a fare il programmatore per cellulari?
«E' stato grazie ad un progetto di ricerca nel quale fui coinvolto quando lavoravo al CRS4, nel gruppo Network Distributed Applications. Tra gli obiettivi c'era quello di erogare informazioni verso nuovi canali, diversi dal tradizionale PC. In quegli anni (parliamo del 2002) apparivano i primi cellulari programmabili e dotati di fotocamera, antenati degli smartphone odierni. L'appendice del progetto è via via diventata la mia passione e, in pochi anni, il mio lavoro».
Come ti tieni aggiornato sugli sviluppi tecnologici?
«Il settore del mobile computing è in grande fermento: se, come è vero, gli utenti spostano molte attività dal classico PC a smartphone e tablet, e se questi ultimi attraggono nuova utenza prima refrattaria all'uso del computer desktop, è evidente che soluzioni, piattaforme, tecnologie e proposte si moltiplicano continuamente, rendendo molto difficile il compito di chi deve capire (per sopravvivere!) su cosa puntare. Accanto al web, dunque, credo che due siano le fonti di aggiornamento: i colleghi (non solo della stessa azienda, ma in generale coloro che fanno lo stesso mestiere), con i quali ci si confronta per capire se investire in una certa tecnologia è conveniente o meno; i clienti, che esprimono bisogni concreti, pongono limiti di spesa (che spessissimo i tecnici perdono di vista, inebriati dalle novità del momento). Anzi, credo proprio che questo secondo aspetto sia quello che, più in generale, rappresenti la chiave di volta per scegliere la tecnologia giusta tra le tante e investire correttamente il proprio tempo».
Che tipo di riscontri avete da chi legge questo libro? Vi scrivono? Segnalano errori? Consigliano esempi?
«I riscontri sono positivi: i lettori sono soddisfatti e spesso scrivono per avere ulteriori approfondimenti. Il lettore che scrive a me e a Emanuele è solitamente molto esperto e i quesiti esposti rivelano il fatto che in Italia si fanno progetti software molto ambiziosi. Qualcuno avrebbe voluto un testo più corposo, altri lamentano il fatto che manca una generosa sezione introduttiva. Questa, in realtà, è stata una precisa scelta di campo: io ed Emanuele abbiamo deciso di scrivere un libro di programmazione avanzata per non andare a sovrapporci ad altri testi già in vendita in Italia e soprattutto abbiamo scelto di parlare di argomenti avanzati che sono stati oggetto di progetti industriali sui quali abbiamo lavorato. E' un distillato della nostra esperienza, non una addenda alla documentazione ufficiale. Faccio un controesempio: né io né Emanuele siamo esperti di grafica 3D, ed infatti il libro non ne parla minimamente, benché l'argomento possa essere di buon grado definito "avanzato". Come ci ha scritto un lettore, "si vede che quella è tutta ciccia vostra". Nel bene e nel male».

Emanuele Di Saverio è ingegnere informatico, classe '82, è stato coinvolto in progetti Android per il mercato mondiale sin dal lancio della piattaforma e ha portato la sua passione per il mondo mobile e i metodi agili a industrie del settore finanziario, medicale e telco. Attualmente è Senior Design Technologist presso lo studio di Milano della agenzia di innovazione globale frog.

Emanuele, come hai imparato a programmare con Android?
«La programmazione in se' mi ha sempre affascinato, l'espressività dei linguaggi e delle strutture; è un'attività che nelle sue forme più alte è perfetta e geometrica, ma che va concretizzata in una forma utile e pragmatica.
Per quanto riguarda Android e la programmazione mobile, la scintilla credo provenga sempre dall'oggetto fisico in se: maneggiare e toccare un oggetto affascinante come un moderno smartphone e' sempre il passo iniziale. E' forse a causa di un retaggio primordiale, ringraziando il cielo non siamo ancora interamente virtuali e digitali ma le emozioni sono ancora mosse da questi oggetti fisici. Metti insieme i due fattori, il resto lo fa la passione».
Cosa consiglieresti a un ragazzo interessato per seguire le vostre orme?
«Di lavorare sempre, fin dall'inizio, su un progettino concreto, per quanto piccolo: esercizi ed esplorazioni possono essere interessanti, ma vengono presto a noia. Quindi fare una piccola app utile per se stessi, oppure un giochino, e portarla a compimento: la soddisfazione è sempre il miglior carburante per ... lanciarsi sulla prossima sfida! ».


Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 20 Settembre 2012

Il recettore EphA4 e la nostra memoria. La scoperta di Nancy Ip presentata al 23-simo Congresso Generale della TWAS il 18 Settembre 2012.

Apprendimento e memoria rappresentano due tra le più preziose capacità della nostra specie. Per questo ogni studio che contribuisce alla lotta contro le malattie che intaccano queste due qualità viene accolto con grande interesse.
È il caso della scoperta presentata il 18 settembre 2012 al 23-simo Congresso Generale della TWAS, l’accademia delle scienze per i paesi in via di sviluppo, in corso a Tianjin, Cina: Nancy Ip, della Hong Kong University of Science and Technology, ha individuato un recettore coinvolto nei processi di apprendimento e memoria.
O meglio ha scoperto che bloccando questo recettore l'apprendimento e la memoria migliorano. Il recettore analizzato rappresenta il primo anello di una catena di reazioni coinvolta nel corretto sviluppo delle spine dendritiche (piccole protuberanze che inviano segnali eccitatori, dalle quali dipende, attraverso una serie di passaggi intermedi, il buon funzionamento di memoria e apprendimento). Nancy Ip ha inoltre ha selezionato alcuni principi attivi di origine vegetale che bloccano questo recettore, migliorando le prestazioni mnemoniche.
La nostra memoria dipende anche dalla capacità che le cellule nervose hanno di comunicare fra loro, attraverso segnali chimici distribuiti lungo una catena di contatti. Nella parte iniziale di questa catena il recettore EphA4 riveste un ruolo importante. La sua attivazione innesca una serie di reazioni che terminano con il rimodellamento delle spine dendritiche: piccole protrusioni sui neuroni che aumentano la superficie di membrana disponibile per i contatti fra cellule nervose, dunque per il dialogo. Con l'attivazione del recettore EphA4 si attiva una cascata di reazioni che culmina con la riorganizzazione dello “scheletro” cellulare (citoscheletro) dei neuroni, provocando un rimpicciolimento delle spine. Bloccare il recettore EphA4 significa dunque bloccare il raggrinzimento dei responsabili della comunicazione, potrebbe essere una una mossa vincente per proteggere le spine dendritiche e la loro preziosa funzione.
«Abbiamo chiarito - ha spiegato Nancy Ip al convegno di Tianjin - il ruolo di EphA4 nelle reazioni biochimiche che portano alla modulazione delle spine dei dendriti. Inibendo questo recettore si arresta la catena di reazioni a valle, e le spine dendritiche si sviluppano normalmente».
L’importanza di questa osservazione emerge tutta se si considera che nel cervello dei malati di Alzheimer è stata dimostrata l’associazione tra le disfunzioni delle spine e l’attività delle componenti della catena di EphA4.
«Per questo motivo abbiamo iniziato a studiare una serie di molecole e principi attivi estratti da piante, con l’obiettivo di trovare qualche composto in grado di inibire l’attivazione di EphA4. La medicina cinese tradizionale ci è venuta in aiuto: abbiamo individuato diversi principi attivi che stiamo testando in questo periodo».
Tra i principi attivi estratti e testati ve ne sono alcuni che si sono rivelati efficaci nel test chiamato “Labirinto acquatico di Morris”.
In questo test non invasivo si addestrano dei topolini a individuare e raggiungere a nuoto una piattaforma immersa a pelo d’acqua in una vasca. Di solito, i topolini impiegano un certo tempo prima di, procedendo in modo casuale. Ma dopo somministrazione di principi attivi in grado di bloccare l’attivazione del recettore EphA4 la capacità dei topolini di individuare la piattaforma migliora in maniera significativa.
Capire come il recettore regola la funzione sinaptica può quindi fornire nuove conoscenze per lo sviluppo di agenti terapeutici contro le malattie neurodegenerative.
Andrea Mameli

Eph receptors at synapses: implications in neurodegenerative diseases

Chen Y, Fu AK, Ip NY (Divison of Life Science, State Key Laboratory of Molecular Neuroscience and Molecular Neuroscience Center, The Hong Kong University of Science and Technology, Hong Kong)

Abstract
Precise regulation of synapse formation, maintenance and plasticity is crucial for normal cognitive function, and synaptic failure has been suggested as one of the hallmarks of neurodegenerative diseases. In this review, we describe the recent progress in our understanding of how the receptor tyrosine kinase Ephs and their ligands ephrins regulate dendritic spine morphogenesis, synapse formation and maturation, as well as synaptic plasticity. In particular, we discuss the emerging evidence implicating that deregulation of Eph/ephrin signaling contributes to the aberrant synaptic functions associated with cognitive impairment in Alzheimer's disease. Understanding how Eph/ephrin regulates synaptic function may therefore provide new insights into the development of therapeutic agents against neurodegenerative diseases.

19 settembre 2012

La stele di Rosetta e gli idiomi ancora oscuri.

Quotidiano L'Unione Sarda, mercoledì 19 settembre 2012 - Cultura (Pagina 43)

La straordinaria scoperta della stele di Rosetta

Quella pietra parlante che ha rivelato il segreto dei faraoni

Il 14 settembre 1822 Jean-Francois Champollion si precipita nell'ufficio del fratello Jacques urla “è fatta”, poi sviene. Molte preoccupazioni perché il ragazzo è di costituzione debole - morirà a 41 anni - ma si riprende e il 27 settembre annuncia per iscritto che il segreto dei geroglifici è svelato.
Indietro di 23 anni. Nel luglio 1799 l'archeologia è l'ultimo dei pensieri per i soldati di Napoleone. Ma a Rosetta, nel nord Egitto, mentre si scavano trincee per difendersi dalle truppe ottomane salta fuori un rudere. A puntarlo è Pierre Francois Xavier Bouchard, un ufficiale che è membro della Commissione scienze e arti.
La grossa stele viene pulita. Pesa 762 chili, è alta 114 centimetri e larga 72 con 27 centimetri di spessore. Indecifrabili le prime due iscrizioni, però la terza è in greco. Vi si legge l'omaggio a un oscuro Tolomeo ma la frase finale è uno choc: “Questo decreto sarà inciso in caratteri sacri, indigeni e greci su stele di pietre dura”. Una iscrizione tri-lingue: potrebbe essere la chiave per decifrare - dopo quattordici secoli - i geroglifici.
Inizia una gara fra studiosi di mezza Europa mentre anche la lapide diventa “bottino” conteso tra francesi e inglesi che, dal 1801, si scontrano in Egitto. Nonostante la pietra trilingue però il segreto resta: si credeva erroneamente che a ogni segno corrispondesse una parola. Furono l'inglese Thomas Young (scienziato e medico ma appassionato di Egitto) e Champollion a decifrare una serie di nomi e poi tutto l'alfabeto. Una lunga storia magistralmente raccontata in “La stele di Rosetta” (tradotto in italiano nel 2001) di Robert Solé e Dominique Valbelle al quale si devono i particolari sulla figura affascinante di Champollion che muore nel 1832: “Appena nata, l'egittologia è già orfana”.
Con la stele “parlante” in Europa riprende vigore il mito dell'Egitto diffuso nei secoli precedenti al punto che molti nobili si inventavano di discendere dai faraoni. Una passione che presto si scontra con l'ellenomania, ovvero la presa a modello dell'antica Grecia, con risvolti politici interessanti. Come racconta Martin Bernal in “Atena nera” (ovvero “le radici afroasiatiche della civiltà classica”), gli storici europei dal 1840 in poi minimizzano o negano le evidenti influenze egizie sui Greci: c'è un nesso - scrive Bernal - con l'esplosione del razzismo e del colonialismo.
Ma il fascino egiziano resiste anche alle falsificazioni storiche. Una scrittrice cagliaritana, Clelia Farris, ha da poco pubblicato due romanzi su un Egitto inedito: siamo dalle parti della fantascienza e gli antichi riti convivono con tecnologie modernissime. «Credo di essere stata catturata dalla civiltà egizia quando ho visto la famosa immagine di Osiride che mette la piuma sopra uno dei piatti della bilancia, sull'altro il cuore del morto che conteneva il peso di ogni sua azione» spiega: «Poi c'è l'enigma degli Shardana o Sherden: pirati e predatori del Mediterraneo che più volte aggredirono i porti egizi. Il faraone Ramses III li sconfisse e li arruolò nel proprio esercito. Pian piano si assimilarono. Alcuni archeologi ipotizzano che gli Shardana fossero i sardi nuragici». Dall'Egitto alla Sardegna passando per la Francia: un mondo piccolo.
Daniele Barbieri

Gli idiomi ancora oscuri

Il Disco di Festo, il Codex Rohonc e gli altri enigmi

La scrittura ha reso possibile, per la trasmissione della conoscenza, la storia. Ma perché una lingua possa manifestare la sua potenza è necessario conoscerla. Se non si conoscono testi con traduzione a fronte, come nella stele di Rosetta, la sfida diventa disperata. Un esempio è la scrittura del popolo della Valle dell'Indo, la civiltà di Harappa, dal nome del primo sito scoperto nel 1857, che ci ha lasciato circa 400 segni e simboli senza spiegazione. Diverso il caso dell'alfabeto Merolitico, scoperto nel deserto del Sudan: il complesso di simboli fu decifrato nel 1909 da Francis Llewellyn Griffith grazie a una traduzione in greco scolpita in un santuario ma il significato resta quasi del tutto incomprensibile.
Altro rompicapo archeologico è la lingua Rongorongo, rinvenuta sull'isola di Pasqua: pittogrammi di piante e animali, alcuni dei quali scomparsi prima dell'arrivo degli europei, nel 1700. Altra isola (Creta) e doppio enigma. Il Disco di Festo (1700 a. C. e rinvenuto nel 1908) è una piastra circolare di terracotta con 241 simboli, 45 dei quali unici, raffiguranti oggetti e animali. Alcuni ritengono che non esista materiale sufficiente per un'analisi significativa. Il secondo rebus di Creta di chiama “Lineare A” e rappresenta la chiave per decifrare testi dell'era minoica, in uso intorno al 1900 a. C.
Anche l'Ungheria conserva due segreti: i simboli Vinca, scoperti nel 1875, e ritenuti da alcuni la più antica forma di scrittura, e il Codex Rohonc, scoperto nel XVIII secolo, con 448 simboli completamente sconosciuti. Misteriosi anche il Liber Linteus, un telo di lino usato come fasciatura per una mummia egizia e poi come quaderno per appunti in etrusco, e il manoscritto Voynich, scoperto nel 1912, e datato XV secolo, pieno di simboli immersi in affascinanti illustrazioni di animali immaginari. Resistono alla decifrazione alcune lingue precolombiane come l'olmeca, l'epi-olmeca e la zapoteca. Scoperte accompagnate da polemiche, anche perché non possiamo escludere che secoli fa si prendessero gioco di noi inventando qualcosa che… scrittura non era.
Andrea Mameli

18 settembre 2012

La caccia all'energia solare è viva. Lo scienziato Grätzel parla a Chia: le celle "organiche" raggiungono quelle al silicio.


Le celle fotovoltaiche che fanno uso di componenti organiche stanno raggiungendo il rendimento delle più economiche celle al silicio. È la più importante indicazione emersa durante i lavori della conferenza internazionale "Energy from the Sun” (Energia dal sole) che si è tenuta a Chia dal 10 al 14 Settembre. La notazione, che rappresenta una svolta molto importante anche per il mercato, è dello scienziato di fama mondiale Michael Grätzel, detentore di 50 brevetti e autore di 900 pubblicazioni scientifiche, il quale a Chia ha mostrato che il rendimento del 12.3% annunciato nel 2011 sta per essere ulteriormente superato, andando così a raggiungere quello delle celle a semiconduttore del tipo più economico. Le caratteristiche principali delle nuove celle, ha ricordato Grätzel, sono la leggerezza, la flessibilità e la colorabilità, inoltre non richiedono lavorazioni costose e inquinanti per la costruzione e per lo smaltimento.
Le prime osservazioni scientifiche della produzione diretta di energia elettrica dalla luce del sole risalgono al 1839 quando Alexandre Edmond Becquerel costruì la prima rudimentale cella formata da due elettrodi immersi in una soluzione elettrolitica. Da allora la ricerca e la produzione industriale si sono indirizzate quasi totalmente verso le celle al silicio. Fino al 1991, quando Michael Grätzel inventò, insieme a Brian O'Regan, la prima cella foto elettrochimica, formata da due vetri conduttori, che svolgono il compito degli elettrodi, intervallati da uno strato di biossido di titanio e due liquidi: la
soluzione elettrolitica e una sostanza che assorbe la luce solare. Per quest’ultima si utilizzano pigmenti vegetali scuri come il succo di mirto, di mirtillo, d’uva e di melanzana. La ricerca è impegnata nella creazione anche di altri dispositivi che non hanno bisogno del silicio per garantire la generazione elettrica e per questo la conferenza, organizzata dal CECAM (Centro europeo di Calcolo Atomico e Molecolare di Losanna) e dal CNR di Cagliari (Istituto Officina dei Materiali) è stata un'occasione importante a livello mondiale per mettere a confronto le predizioni teoriche con le sperimentazioni pratiche sui vari fronti di ricerca volti a ricavare energia dal sole.
Nel suo intervento nella giornata inaugurale del congresso lo scienziato Walter Kohn, Premio Nobel per la Chimica nel 1998 per gli studi sulle proprietà della materia secondo la teoria del funzionale densità, oggi largamente utilizzata nelle simulazioni al computer, ha sottolineato l’importanza per la Sardegna nello scambio di conoscenze nel campo delle fonti rinnovabili e per l'utilizzo locale dell’energia solare.
Gli organizzatori Alessandro Mattoni (CNR Cagliari) e Wanda Andreoni
(Istituto federale svizzero di tecnologia di Losanna) hanno sottolineato il successo della conferenza, che ha fatto registrare un intenso scambio scientifico tra i gruppi di ricerca, e hanno osservato con soddisfazione la partecipazione di realtà locali (CNR, Università, CRS4 e Sardegna Ricerche): «I partecipanti non hanno apprezzato solo la bellezza e i sapori della Sardegna ma hanno potuto constatare quanto la Sardegna è attiva sotto il profilo della ricerca scientifica».
Andrea Mameli
L'Unione Sarda, Cultura, pag. 43
18 Settembre 2012

17 settembre 2012

Tra il semiconduttore e il superconduttore c'è di mezzo lo scotch. Uno studio pubblicato su Nature Communications l'11 Settembre 2012.


Un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Ken Burch (fisico dell'Università di Toronto, Ken Burch, nella foto di Diana Tyszko) ha scoperto che i semi-conduttori noti con il nome di "isolanti topologici" (semiconduttori all'interno e conduttori all'esterno) possono manifestare superconduttività se trattati opportunamente. I superconduttori sono materiali che conducono l'elettricità senza perdite di energia. Il problema è che questo accade solo a temperature estremamente basse. Solo alcuni composti di ferro, rame e ossigenomanifestano  proprietà superconduttive a temperature più elevate. La scoperta è molto importante dato che fino a ora si riteneva che questi materiali non potessero essere integrati con i semiconduttori. 
Lo studio, pubblicato l'11 Settembre 2012 su Nature Communications, mostra che l'impiego di normalissimo scotch biadesivo per le giunzioni tra semiconduttori e superconduttori induce superconduttività in questi ultimi.
La ricerca è finanziata da: Ministero per l’Innovazione dell’Ontario, Natural Sciences and Engineering Research Council of Canada, Canadian Foundation for Innovation, National Science Foundation.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 17 Settembre 2012
Proximity-induced high-temperature superconductivity in the topological insulators Bi2Se3 and Bi2Te3
Parisa Zareapour, Alex Hayat, Shu Yang F. Zhao, Michael Kreshchuk, Achint Jain, Daniel C. Kwok, Nara Lee, Sang-Wook Cheong, Zhijun Xu, Alina Yang, G.D. Gu, Shuang Jia, Robert J. Cava & Kenneth S. Burch
Nature Communications 3, 1056. Published 11 September 2012
Abstract
Interest in the superconducting proximity effect has been reinvigorated recently by novel optoelectronic applications as well as by the possible emergence of the elusive Majorana fermion at the interface between topological insulators and superconductors. Here we produce high-temperature superconductivity in Bi2Se3 and Bi2Te3 via proximity to Bi2Sr2CaCu2O8+δ, to access higher temperature and energy scales for this phenomenon. This was achieved by a new mechanical bonding technique that we developed, enabling the fabrication of high-quality junctions between materials, unobtainable by conventional approaches. We observe proximity-induced superconductivity in Bi2Se3 and Bi2Te3 persisting up to at least 80 K—a temperature an order of magnitude higher than any previous observations. Moreover, the induced superconducting gap in our devices reaches values of 10 mV, significantly enhancing the relevant energy scales. Our results open new directions for fundamental studies in condensed matter physics and enable a wide range of applications in spintronics and quantum computing.


Figure 1: Device fabrication and measurement set-up.


Atomic force microscope (AFM) image of the crystal surface of Bi2Se3. The scale bar corresponds to 2 μm. (b) Larger area AFM scan of the Bi2Te3 sample, demonstrating the vertical inhomogeneity of the surface is limited to ±2 unit cells. The scale bar corresponds to 3 μm. Junction fabrication technique: (c) Bi-2212 (BSCCO) crystal is cleaved using scotch tape. (d) Bi2Se3 (or Bi2Te3) is sandwiched between glass slides with double-sided tapes and the top glass slide is lifted off, cleaving a flat surface. (e) The Bi2Se3 (or Bi2Te3) is transferred to a Cu sample holder, and the cleaved Bi-2212 crystal is applied to Bi2Se3 or Bi2Te3 using GE varnish at the corners. (f) Contacts are made with Ag epoxy or evaporated Au/Ti. (g) Experimental set-up: four-point DC current-voltage and AC differential conductance measurements performed down to 4.5 K, using a liquid He-flow cryostat with lock-in amplifiers. DC bias from the power supply is combined with the AC signal from the voltage lock-in amplifier in a transformer-based adder.

16 settembre 2012

Green Steps misura il tuo impatto ambientale negli spostamenti. Oggetti intelligenti per città intelligenti.


Per aiutarci a organizzare i nostri spostamenti e renderli più sostenibili stanno nascendo applicazioni per Android e iPhone con illimitate opportunità per i singoli e le collettività.
Una di queste è Greens Steps: Controlla e condividi l'impatto ambientale dei tuoi viaggi.
Greens Steps (abbreviato in Greens') si scarica rapidamente e chiede subito di segliere tre parametri: il tipo di trasporto (a piedi, in bici, auto elettrica, moto, city car, utilitaria, Suv), la distanza (meno di 5 km, da 5 a 50 km, oltre i 50 km) e il tipo di percorso (Urbano, Extraurbano, Autostrada).
I nostri spostamenti vengono tracciati considerando le due variabili più imporanti: il tragitto percorso e il tempo impiegato.
Green Steps dopo aver tracciato i percorsi ci informa sut tipo di impatto sull'ambiente. Al termine del percorso l'applicazione attribuisce un punteggio relativo all'impatto del viaggio sull'ambiente: 100 punti corrispondono a un viaggio al minor impatto possibile. Inoltre è possibile condividere i risultati attraverso i social network e via e-mail.
Nell'ambito della Settimana della Mobilità Sostenibile a Sestu dal 16 al 23 Settembre da ieri si sta sperimentando un'iniziativa che prevede l'utilizzo di Green Steps nel territorio del Comune di Sestu.
I dati venongo raccolti su un server con il quale vengono poi create delle mappe tematiche.
Al progetto è associato un concorso che si concluderà il 15 dicembre 2012 con un premio a chi avrà dimostrato il comportamento, legato agli spostamenti, più sostenibile.
Ho chiesto qualche delucidazione al fisico Alessandro Chessa, coinvolto nella sperimentazione con Linkalab.

Com'è stato sviluppato Green Steps?
«Green Steps è frutto dal progetto TETRis finanziato su fondi PON Ricerca e Competitività 2007–2013 che studia e progetta smart objects per le smart cities e incentra i suoi campi di applicazione sulle emergenze, sulla salvaguardia ambientale, sulla mobilità sostenibile e sui servizi al cittadino. Il progetto TETRis nel suo complesso è stato ideato da TSC Consulting di Cagliari e Orangee del gruppo Finmeccanica».

Com'è nata la vostra partecipazione al progetto?
«Linkalab è dentro questo progetto per attività di ricerca industriale, mentre questa sperimentazione con il Comune di Sestu, sempre all'interno di TETRis, è stata ideata da noi insieme a TSC. La sperimentazione è stata inserita dal Comune nell'ambito della settimana europea della mobilità sostenibile che in Sardegna vede anche la partecipazione di Cagliari e Alghero».

Che cosa si sperimenterà a Sestu con questo progetto?
«L'iniziativa che stiamo portando avanti con il comune di Sestu è un progetto "Smart City/Smart Environment" che si basa sul concetto di "Internet of Things" per lo sviluppo sul territorio di servizi ai cittadini, tutela dell'ambiente e gestione delle emergenze. La partecipazione di Linkalab è legata allo sviluppo di algoritmi di Rete Complessa per la generazione di mappe tematiche sui consumi energetici e la produzione di CO2 correlati con il fenomeno del pendolarismo».

Come si può partecipare?
«Per partecipare basta scaricare l'applicazione per smartphone per Android e per Iphone e attivarla quando si effettuano i propri spostamenti nel territorio interessato dalla sperimentazione. L'applicazione genera un punteggio per ogni viaggio, in base al mezzo utilizzato e al percorso, e tutti i punteggi alla fine danno luogo a una classifica con un premio finale per chi dimostrerà un comportamento più virtuoso nella tutela dell'ambiente e nel risparmio energetico».
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 16 Settembre 2012