01 luglio 2013

Margherita Hack, un vertiginoso senso della scienza

Quando Margherita Hack ha iniziato a parlare di costellazioni e astri in tv era la sola scienziata a farlo, in Italia. E per rosicchiare spazio agli oroscopi, che dominavano la scena, si divertiva a ridicolizzare l'astrologia con affondi di rara efficacia: «chi sostiene che le stelle possano esercitare una qualche influenza su di noi evidentemente non sa a che distanza si trovano dal nostro pianeta».
Ma Margherita Hack era soprattutto una scienziata: non a caso faceva parte dell'Accademia dei Lincei, della Royal Astronomical Society e dell'Unione Internazionale Astronomi e la ricordiamo come la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. A partire dalla tesi di laurea, discussa a Firenze nel 1945, con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca sulle cefeidi, una classe di stelle a luminosità variabile. Era una tesi sperimentale, realizzata all'osservatorio di Arcetri, dove poi la Hack ha iniziato a interessarsi di spettroscopia stellare, che diventerà il suo principale campo di ricerca. Anni di precariato: prima assistente sempre ad Arcetri, poi docente all'Istituto di ottica di Firenze. Poi arriva primo impiego stabile, a Milano, alla “Società Scientifica Radio Ducati” dove viene incaricata di scrivere le istruzioni per una nuova macchina fotografica. Ma il richiamo per l'astrofisica è forte: nel 1948 rientra a Firenze, riprende a insegnare e inizia a condurre le sue prime ricerche in autonomia. Punta il telescopio sulla stella Zeta Tauri e ottiene i suoi primi risultati da vera scienziata. Una carriera che culmina con l'ottenimento della libera docenza nel 1954 e la collaborazione con Otto Struve, a Berkeley, fino alla pubblicazione del trattato Stellar Spectroscopy considerato tuttora un testo fondamentale. Nel 1964 una doppia affermazione: diventa professore ordinario all'Istituto di Fisica teorica dell'Università di Trieste e viene chiamata a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste, dove resterà fino al 1990. Qui la mano di Margherita Hack si fa sentire: l'osservatorio di provincia diventa un istituto di fama mondiale. Dal 1982 inizia a collaborare con la sezione astrofisica della Sissa, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste, dove viene chiamata anche a tenere seminari nel Master in comunicazione della scienza.
La passione per la diffusione della scienza l'ha portata a incontrare, con entusiasmo, migliaia di persone, anche in Sardegna. L'ultima occasione, pochi giorni fa, in un incontro privato nella sua casa di Trieste con alcuni bambini. Anche in quel caso aveva dimostrato la sua schiettezza, invitando a proseguire nello studio e nella ricerca per spiegare quello che ancora non si conosce.
Andrea Mameli
(articolo pubblicato nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda il primo Luglio 2013)

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