21 gennaio 2012

marinetraffic.com mappa delle navi (live ships map)

marinetraffic.com

flightradar24 traffico aereo in diretta (live air traffic)

Flightradar24 shows live air traffic, from different parts around the world!

flightrarar24

They Live (Essi vivono): un "B movie" (per la critica) divenuto "Cult movie" (per me) oggi. La forza (politica) della fantascienza.

bodysnatchers Disprezzato dai critici nel 1988, alla sua uscita, il film di John Carpenter è secondo me uno splendido esempio di esplorazione dell'animo umano come (forse) solo fantascienza è in grado di fare. Liberamente ispirato al racconto Eight O'Clock in the Morning di Radell Faraday "Ray" Nelson (1963), il film di Carpenter richiama L'invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers, regia di Don Siegel, 1956). Una critica al vivere apatico, omologato, schiavo della civiltà dei consumi, ove se si guarda con gli occhiali a raggi X alla paura dell'alieno si sostituisce il disprezzo per la nostra stessa idiozia.
E allora la scena in cui il protagonista, l’operaio interpretato dall'ex wrestler "Rowdy" Roddy Piper, punta la pistola contro l’obiettivo della macchina da presa e pronuncia il faticido: “Ora tocca a voi!” non è forse lo stesso grido disperato fatto pronunciare da Siegel al dottor Bennel (Kevin McCarthy): "Voi siete i prossimi! ("You're the nex!")?
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 21 gennaio 2012

occhiali
obey
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They Live Script - Dialogue Transcript

«L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell' essere libero: perché questo è l'ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a cui deve obbedire a patto di sentirsi diverso» (Pierpaolo Pasolini)

20 gennaio 2012

La senescenza cellulare non ferma il tumore. Uno studio pubblicato su PLoS Computational Biology (Senescent cells in growing tumors)

Plos. Growth and senescence of IGR39 ABCG2+ and ABCG2− human melanoma cells La senescenza cellulare spontanea nelle cellule di melanoma non ne arresta la crescita. Lo evidenzia uno studio firmato da ricercatori del CNR, dell'Università di Milano e della Cornell University (New York). I risultati, appena pubblicati su PLoS Computational Biology, accertano anche la presenza delle staminali tumorali nel melanoma, responsabili della sua crescita e quindi potenziali obiettivi terapeutici.
Le cellule tumorali, inserite in un ambiente nutritivo e di crescita adatto, tendono a proliferare indefinitamente. Questo ha fatto supporre che la senescenza cellulare potesse rappresentare una barriera alla loro crescita.
Una collaborazione interdisciplinare tra l’Istituto per l’energetica e l’interfasi del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Ieni-Cnr), l'Università di Milano e la Cornell University (New York) ha mostrato come la senescenza cellulare, che avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma, non ne arresta la crescita. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista open access PLoS Computational Biology.
«Il lavoro ha cercato di esplorare la relazione tra il melanoma e la senescenza cellulare, ovvero il processo naturale per cui le cellule, invecchiando, smettono di dividersi - spiega Stefano Zapperi (Ieni-Cnr) - da qui l’idea di seguire la crescita in vitro di cellule di melanoma, monitorando il numero di quelle senescenti. Dopo tre mesi, effettivamente, la crescita ha cominciato a rallentare e la maggioranza delle cellule sono diventate senescenti, ma senza che il processo di crescita si arrestasse mai completamente. Infatti, subito dopo è ripreso alla velocità iniziale, mentre le cellule senescenti sono progressivamente scomparse».
Una consistente presenza di cellule senescenti è stata osservata nei tumori ottenuti in topi immunocompromessi (con sistema immunitario modificato).
«Successivamente - aggiunge Zapperi - è stato sviluppato un modello matematico per spiegare meglio tale processo, basato sull'ipotesi che all'interno del tumore sia presente una piccola frazione di cellule staminali tumorali che si divide indefinitamente, senza andare in senescenza. Oltre a riprodursi, queste cellule originano una vasta popolazione di cellule tumorali ordinarie, che si dividono solo per un certo numero di volte prima di diventare senescenti».
Il modello è stato confrontato con i dati sperimentali, permettendo di riprodurre quantitativamente sia le curve di crescita, sia l'evoluzione del numero delle cellule senescenti.
«Tale modello - prosegue Zapperi - fornisce una conferma indiretta della presenza di cellule staminali tumorali nel melanoma, una questione ancora dibattuta e facilmente estensibile ad altri tumori in cui la presenza di staminali tumorali è invece assodata. Benché una gran parte delle cellule tumorali possano andare in senescenza, indurre tale processo non sembra una strategia terapeutica promettente, visto che queste cellule risultano irrilevanti per la crescita del tumore. Simulazioni del modello mostrano che accelerare la senescenza porterebbe solo a una scomparsa temporanea del tumore, che poi ricomincerebbe a crescere sostenuto dalle cellule staminali tumorali».
L’accertata presenza di queste cellule nel melanoma potrebbe però aiutare a sviluppare nuovi metodi per curare questo tipo di tumore.
«La sfida - conclude Zapperi - è superare la resistenza alla senescenza delle staminali tumorali e sviluppare metodi che colpiscano specificamente queste cellule».
Fonte: CNR, Roma, 20 gennaio 2012

Senescent Cells in Growing Tumors: Population Dynamics and Cancer StemCells
Caterina A.M. La Porta (Department of Biomolecular Science and Biotechnology, University of Milano), Stefano Zapperi (CNR-IENI, Milano, Italy, 3 ISI Foundation, Torino, Italy), James P. Sethna (LASSP, Department of Physics, Cornell University, Ithaca, New York, United States of America).
Plos Computational Biology. Published: January 19, 2012
Abstract
Tumors are defined by their intense proliferation, but sometimes cancer cells turn senescent and stop replicating. In the stochastic cancer model in which all cells are tumorigenic, senescence is seen as the result of random mutations, suggesting that it could represent a barrier to tumor growth. In the hierarchical cancer model a subset of the cells, the cancer stem cells, divide indefinitely while other cells eventually turn senescent. Here we formulate cancer growth in mathematical terms and obtain predictions for the evolution of senescence. We perform experiments in human melanoma cells which are compatible with the hierarchical model and show that senescence is a reversible process controlled by survivin. We conclude that enhancing senescence is unlikely to provide a useful therapeutic strategy to fight cancer, unless the cancer stem cells are specifically targeted.

In the figure: Growth and senescence of IGR39 ABCG2+ and ABCG2− human melanoma cells. Source: PLoS Computational Biology, January 19, 2012

"Are There Fundamental Laws of Cooking?" si chiede Wired.

Wired laws of cooking? "Are There Fundamental Laws of Cooking?" si chiede Wired. La domanda del giornalista scientifico Samuel Arbesman (che è anche il titolo dell'articolo pubblicato su Wired il 19 gennaio 2012) sull'esistenza di leggi fondamentali della cucina è di quelle che mi pongo ciclicamente, da anni.
Per avere delle leggi fondamentali ci servono dei modelli della realtà. E per avere dei modelli servono schemi in grado di descrivere e di replicare quel che accade. Orbene, questi schemi nel caso della cucina esistono. E si chiamano ricette. Ma le ricette da sole non bastano a creare i modelli su cui si possano costruire leggi fondamentali propriamente dette. Le ricette, infatti, ammesso che ci possano consentire di cucinare (e di cucinare bene), non spiegano cosa accade dentro la pentola o in padella. E allora siamo lontani da una razionalizzazione compiuta e solenne dell'intervento dei cuochi. "Le leggi fondamentali della cucina - è la conclusione di Samuel Arbesman - non sono possibili. Forse il cibo è molto più un'arte che una cosa governabile da teoremi. Soprattutto se lo consideriamo che nel caso delle prelibatezze diventa difficile concepire invarianti matematiche del mondo alimentare. Forse, alla fine, l'unica regolarità su cui possiamo individuare è la Tavola Periodica della Carne" (The Periodic Table Of Meat).
Allora, con buona pace per i miei amici vegetariani e le mie amiche vegane, consoliamoci con questa Tavola Periodica. E buon appetito!
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 20 gennaio 2012

19 gennaio 2012

Popcorn fossile trovato in Perù (Fossils popcorn discovered in Peru)

ancient pop corn popcorn fossile peru Resti fossili di popcorn rinvenuti in Perù, tra le montagne Huaca Prieta e Paredone. La ricerca, pubblicata nei Proceedings of the National Academy of Sciences Preceramic maize from Paredones and Huaca Prieta, Peru il 17 gennaio 2012, è firmata da Alexander Grobman (Universidad Nacional Agraria, Lima, Perú), Duccio Bonavia (Academia Nacional de la Historia, Lima, Perú), Tom Dillehay (Department of Anthropology, Vanderbilt University, Nashville, TN), Dolores Piperno (Program in Human Ecology and Archaeobiology, Department of Anthropology, Smithsonian National Museum of Natural History, Washington), José Iriarte (Department of Archaeology, University of Exeter, United Kingdom), Irene Holst (Smithsonian Tropical Research Institute, Balboa, Republic of Panama).
Abstract mais antico perù We report newly discovered macrobotanical and microbotanical remains of maize that shed significant light on the chronology, land race evolution, and cultural contexts associated with the crop's early movements into South America and adaptation to new environments. The evidence comes from the coastal Peruvian sites of Paredones and Huaca Prieta, Peru; dates from the middle and late preceramic and early ceramic periods (between ca. 6700 and 3000 calibrated years before the present); and constitutes some of the earliest known cobs, husks, stalks, and tassels. The macrobotanical record indicates that a diversity of racial complexes characteristic of the Andean region emerged during the preceramic era. In addition, accelerator mass spectrometry radiocarbon determinations carried out directly on different structures of preserved maize plants strongly suggest that assays on burned cobs are more reliable than those on unburned cobs. Our findings contribute to knowledge of the early diffusion of maize and agriculture and have broader implications for understanding the development of early preindustrial human societies.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 19 gennaio 2012


Il riscatto del popcorn

Bibliography of Maize Domestication

Ancient Maize Map

18 gennaio 2012

Torregrande, i pesci e il killer CO2 (L'Unione Sarda, 18 gennaio 2012)

L'istituto oristanese e gli studi sulle conseguenze della troppa anidride carbonica in mare
Ogni anno circa 2,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica provocata da attività umane si dissolvono nei mari del mondo. E se la CO2 aumenta, a risentirne sono i organismi marini. Il dato è contenuto in due ricerche internazionali, condotte dall'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero, IAMC-CNR, di Torregrande (Oristano) in collaborazione con ricercatori della James Cook University (Australia) e dell'Università di Oslo. Il primo studio, condotto nella barriera corallina australiana e pubblicato nella rivista Biology Letters, si basa sui valori di CO2 ipotizzati per il 2100. In quelle condizioni si verifica una perdita della lateralizzazione, ovvero della preferenza per il lato destro o sinistro durante gli spostamenti che i pesci compiono quando incontrano un ostacolo. L'esposizione a elevate emissioni di anidride carbonica inibisce la lateralizzazione. Questi risultati forniscono una prova convincente che elevate dosi di CO2 influenzano le funzioni cerebrali nei pesci aumentando il loro grado di vulnerabilità rispetto ai predatori.
I pesci più colpiti dovrebbero essere quelli con alto consumo di ossigeno. Ciò suggerisce che alcune specie potrebbero essere affette da emissioni di CO2 più di altre e questo può avere ripercussioni anche per le specie ricercate dalle industrie di pesca. Il secondo articolo, pubblicato il 15 gennaio su Nature Climate Change, mostra che i pesci invertono la loro capacità di allontanarsi dall'odore di un predatore, con pericolose conseguenze per la loro sopravvivenza. Precedenti studi avevano dimostrato gli effetti negativi dell'aumento di anidride carbonica negli oceani per gli organismi con gusci calcarei e le alterazioni sensoriali indotte da tale fenomeno nei pesci: non è semplicemente l'acidificazione degli oceani a provocare danni notevoli all'ecosistema. «Ora - spiega Paolo Domenici, dell'Istituto per l'ambiente marino e costiero del CNR di Torregrande -abbiamo scoperto che queste disfunzioni comportamentali sono dovute al malfunzionamento di un recettore del sistema nervoso centrale con fondamentali effetti su diversi tipi di neuroni che dipende dalle quantità relative di ioni quali cloro e bicarbonato, a loro volta alterate dall'esposizione a livelli elevati di CO2».
La dimostrazione di questo meccanismo è stata verificata: «Dopo aver sottoposto i pesci a un'alta concentrazione di anidride carbonica, li abbiamo esposti alla gabazina, una sostanza che blocca il recettore GABA-A. Dopo trenta minuti di trattamento tornavano a sfuggire ai predatori e riguadagnavano la loro preferenza laterale. Poiché tale recettore è quasi universalmente presente nel sistema nervoso centrale è possibile che l'incremento negli oceani della CO2, aumentata del 40% negli ultimi due secoli e stimata per la fine del secolo tra 700-900 parti per milione contro le attuali 380, abbia enormi conseguenze sulla sopravvivenza di numerose specie marine».
Nei pesci utilizzati in questo esperimento la compromissione della funzione olfattiva porta il pesce a essere attratto da odori che normalmente eviterebbe. Queste alterazioni possono avere effetti significativi sulla mortalità e sugli ecosistemi.
Andrea Mameli
L'Unione Sarda, pag. 47 (Cultura), 18 gennaio 2012

Sustainable development in the European Union: download for free

The EU sustainable development strategy, launched by the European Council in Gothenburg in 2001 and renewed in June 2006, aims for the continuous improvement of quality of life for current and future generations. The Eurostat monitoring report (Sustainable development in the European Union), to be published every two years, underpins the European Commission's progress report on the implementation of the strategy. It provides an objective, statistical picture of progress, based on the EU set of sustainable development indicators. Quantitative rules applied consistently across indicators, and visualised through weather symbols, provide a relative assessment of whether Europe is moving in the right direction, and with sufficient haste, given the objectives and targets defined in the strategy. The data presented cover the period from 1990 to 2010 (or the latest year available). The statistics covered illustrate the range of issues relevant for sustainable development, and should contribute to raising awareness of the opportunities and challenges lying ahead.

Energy, transport and environment indicators: download for free

The multi-thematic pocketbook Energy, transport and environment indicators comprises a broad set of data collected by Eurostat and the European Environment Agency. The objective of this publication (Energy, transport and environment indicators) is to provide an overview of the most relevant indicators on energy, transport and environment, with particular focus on sustainable development. It presents data for the European Union aggregate (EU-27, for the EU Member States as well as for the candidate countries and EFTA countries.

Tristan da Cunha and the Gondwana supercontinent. A german expedition

Tristan da Cunha expedition Marion Jegen (GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research in Kiel) is chief scientist of an expedition to the archipelago of Tristan da Cunha, conducted with the German research vessel MARIA S. MERIAN in January and February 2012. Its aim is to collect new data in order to answer some of the open questions concerning the breakup of Gondwana and the forming of the southern Atlantic. In other words the island Tristan da Cunha plays a key role in the general understanding of plate tectonics. Gondwana The island of Tristan da Cunha is a volcano with a diameter of 12 kilometres, a population of 300 and lies more than 2500 kilometres away from the next inhabited land in the southern Atlantic. And the origin of the archipelago is closely connected with the breakup of the Gondwana supercontinent 120 million years ago. But what happened exactly is still controversial. The scientists onboard the RV MARIA S. MERIAN will implement a multi-disciplinary geophysical study of the region by acquiring marine electromagnetic, active and pas-sive seismics as well as gravity and bathymetric data. In addition to the scientific work the MARIA S. MERIAN also provides logistical support for the inhabitants of Tristan da Cunha. The German research vessel will deliver mail and three British engineers whose task will be to repair damaged port facilities of the settlement "Edinburgh of the Seven Seas". The Royal Mail ship Saint Helena drops anchor there twice a year. Thus the administration is happy about every additional ship calling in Tristan.

Tristan Da Cunha (L'Unione Sarda, 20 luglio 2006)

Tristan Da Cunha Unione Sarda Andrea Mameli 2008
Tristan Da Cunha Un’isola sulla quale non esiste disoccupazione, i beni esportati sono il triplo del totale delle importazioni, l’istruzione e la sanità, efficientissime, sono gratis per tutti, e la criminalità si vede solo nei film. Sembra una versione moderna dell’Utopia di Tommaso Moro, quell’isola ideale descritta nel 1516 dal filosofo londinese. Si tratta invece del riuscitissimo techno-thriller Operazione Bullfish (Formika, Brindisi, 2005, 380 pagine, 16 Euro) scritto da Sandro Meloni e destinato a diventare un film. La storia si snoda tra il miglioramento genetico delle specie ittiche, lo spionaggio industriale e una pesca sportiva trasformata dagli eventi in elemento trainante dell’economia di Nova, l’isola delle meraviglie che fa tanto Insula Utopia. Del resto fu Meloni, giornalista cagliaritano trapiantato in Puglia, a introdurre in Italia, alcuni anni fa, la specialità del Surf Casting (il "lancio sull'onda" dalla spiaggia) che tanti successi continua a regalare agli sportivi sardi.
Ma se l’isola dipinta da Meloni è totalmente inventata, così come quella descritta 490 anni fa dall’io narrante di Tommaso Moro nel racconto dello sbarco di Raffaello Hythloday (immaginario compagno di viaggio di Amerigo Vespucci) sull’isola che non c’è (u-tòpos=senza luogo), altri hanno descritto una terra simile ma assolutamente reale.
E’ Tristan Da Cunha, l’isola protagonista nel 1838 di un racconto di Edgar Allan Poe: le avventure di Arthur Gordon Pym. In viaggio verso il Polo Sud, l’avventuriero inglese sbarca su un’isola sconosciuta nella quale resta sorpreso dal benessere degli abitanti. Poi raggiunge il Polo e fugge spaventato da una creatura sovrumana. Il racconto di Poe, tradotto in francese da Baudelaire nel 1858, affascinò Jules Verne al punto da ossessionarlo per oltre trent'anni con il desiderio di concludere la storia. E nel 1897 Verne pubblicò La Sfinge dei ghiacci: il viaggio della nave Halbrane, sulle orme di quello compiuto nel romanzo di Poe, si infrange su una montagna a forma di sfinge a causa di una fortissima attrazione magnetica e il mistero di Gordon Pym trova così una spiegazione scientifica: sono i primi vagiti della Fantascienza. Con La voce dell'isola (Edizioni Nord, 2006, 256 pagine, 16 euro) anche Sabina Colloredo ha ambientato una storia a Tristan Da Cunha. Storia che è diventata film: The Counting House (Rai Cinema).
Appena 100 km quadrati di superficie (il doppio dell’Isola di San Pietro) e soltanto 275 abitanti (contro i 6600 di Carloforte) concentrati nel suo unico villaggio (Edinburgh of the Seven Seas) Tristan Da Cunha è l’isolotto vulcanico scoperto 500 anni fa da un navigatore portoghese, oggi meta di ricerche genetiche e rare visite turistiche (20 presenze annue).
Considerata l'isola più remota del mondo (si raggiunge esclusivamente via mare, ma solo se le condizioni del tempo lo consentono) Tristan dista 2.400 Km da Città del Capo e 1.900 dall’isola di Sant'Elena (quella di Napoleone) e fa parte del Territorio d'Oltremare del Regno Unito. Dopo l'annessione all'Inghilterra, nel 1816, Tristan fu colonizzata da britannici, poi accolse statunitensi, olandesi e italiani, in gran parte scampati a naufragi. La popolazione residente è oggi costituita dai discendenti delle famiglie fondatrici: gli unici sette cognomi presenti sull’isola quelli registrati nel 1893. Due di loro, Lavarello e Repetto, provengono da Camogli. E il legame con il centro ligure ha permesso la nascita e il mantenimento dell’unica struttura ospedaliera dell’isola.
Tristan vanta alcune caratteristiche invidiabili: la disoccupazione e il crimine sono inesistenti, il patto di uguaglianza, solidarietà e divisione in parti uguali del lavoro e del profitto (sancito nel 1817) non è mai stato violato.
Gli abitanti dell’isola venuta casualmente alla luce nell’anno della morte di Colombo, per ironia della sorte, hanno utilizzato il baratto come sistema di scambio per secoli: la moneta fu introdotta a Tristan soltanto nel 1942, cioè 450 anni dopo l’altrettanto accidentale scoperta del continente americano.
Dopo la guerra lo sfruttamento industriale della pesca dell’aragosta e la vendita dei francobolli (ricercatissimi dai collezionisti) diedero vita al boom economico di Tristan. Fino al 6 agosto 1961, quando dalla sommità del vulcano Mary’s Peak (2060 metri) situato al centro dell’isola iniziò a sgorgare lava incandescente e per i 290 abitanti fu organizzato un rapido esodo. Dopo una sosta a Cape Town si rifugiarono in Inghilterra, dove contrassero malattie contro le quali non avevano sviluppato anticorpi e alcuni di loro morirono. I superstiti che, 18 mesi dopo, rientrarono a Tristan, trovarono un ammasso di macerie, così furono costretti a ricominciare da capo. Nel 1993, fu eseguito un campionamento del Dna e furono rivelate le origini genetiche dell’alta incidenza dell’asma nell'isola (superiore al 30%). Così, due anni dopo, la casa farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim si assicurò il diritto di ricavare da quegli studi terapie contro l’asma, dopo aver sborsato 70 milioni di dollari. C’è poi una vicenda misteriosa, che conferisce a Tristan un’atmosfera in puro stile Lost. Il 27 agosto 1958 la US Navy effettuò un segretissimo test atomico in aria, rivelato l’anno seguente dal The New York Times, ma del quale non sono mai state resi noti eventuali danni a carico dell’ambiente. Ma il fascino dell’isola irraggiungibile resta intatto.
Andrea Mameli
(L'Unione Sarda, 20 luglio 2006)

17 gennaio 2012

Organismi marini a rischio a causa dell'aumento di anidride carbonica (Carbon dioxide levels alter fish behaviour)

Donzella. Foto: Paolo Domenici Due ricerche coordinate da Paolo Domenici (IAMC-CNR: Istituto per l'Ambiente Marino Costiero, Torregrande, Oristano) analizzano gli effetti negativi sugli organismi marini causati dagli elevati livelli di anidride carbonica negli oceani, come la perdita della naturale tendenza a schivare ostacoli e predatori.
I risultati delle ricerche sono stati pubblicati su Biology Letters il 26 luglio 2011 e su Nature Climate Change il 15 gennaio 2012. Sotto riporto gli abstract e i link al sito delle due riviste.
Nella foto in alto: la Donzella, il pesce usato per gli esperimenti sulla lateralizzazione. Autore: Paolo Domenici

Elevated carbon dioxide affects behavioural lateralization in a coral reef fish Paolo Domenici (IAMC-CNR (Istituto per l'Ambiente Marino Costiero, Torregrande, Oristano), Bridie Allan, Mark I. McCormick e Philip L. Munday (RC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, and School of Marine and Tropical Biology, James Cook University, Townsville, Australia). Biology Letters, July 26, 2011.
Abstract
Elevated carbon dioxide (CO2) has recently been shown to affect chemosensory and auditory behaviour, and activity levels of larval reef fishes, increasing their risk of predation. However, the mechanisms underlying these changes are unknown. Behavioural lateralization is an expression of brain functional asymmetries, and thus provides a unique test of the hypothesis that elevated CO2 affects brain function in larval fishes. We tested the effect of near-future CO2 concentrations (880 µatm) on behavioural lateralization in the reef fish, Neopomacentrus azysron. Individuals exposed to current-day or elevated CO2 were observed in a detour test where they made repeated decisions about turning left or right. No preference for right or left turns was observed at the population level. However, individual control fish turned either left or right with greater frequency than expected by chance. Exposure to elevated-CO2 disrupted individual lateralization, with values that were not different from a random expectation. These results provide compelling evidence that elevated CO2 directly affects brain function in larval fishes. Given that lateralization enhances performance in a number of cognitive tasks and anti-predator behaviours, it is possible that a loss of lateralization could increase the vulnerability of larval fishes to predation in a future high-CO2 ocean.

Near-future carbon dioxide levels alter fish behaviour by interfering with neurotransmitter function Göran Nilsson (Physiology Programme, Department of Molecular Biosciences, University of Oslo, Norway), Danielle L. Dixson ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, and School of Marine and Tropical Biology, James Cook University, Townsville, Australia), Paolo Domenici (IAMC-CNR Istituto per l’Ambiente Marino Costiero, Torregrande, Oristano), Mark I. McCormick (ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, and School of Marine and Tropical Biology, James Cook University, Townsville, Australia), Christina Sørensen (Physiology Programme, Department of Molecular Biosciences, University of Oslo, Norway), Sue-Ann Watson (ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, and School of Marine and Tropical Biology, James Cook University, Townsville, Australia), Philip L. Munday (ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, and School of Marine and Tropical Biology, James Cook University, Townsville, Australia).
Nature Climate Change, Published online: 15 January 2012
Abstract
Predicted future CO2 levels have been found to alter sensory responses and behaviour of marine fishes. Changes include increased boldness and activity, loss of behavioural lateralization, altered auditory preferences and impaired olfactory function. Impaired olfactory function makes larval fish attracted to odours they normally avoid, including ones from predators and unfavourable habitats. These behavioural alterations have significant effects on mortality that may have far-reaching implications for population replenishment, community structure and ecosystem function. However, the underlying mechanism linking high CO2 to these diverse responses has been unknown. Here we show that abnormal olfactory preferences and loss of behavioural lateralization exhibited by two species of larval coral reef fish exposed to high CO2 can be rapidly and effectively reversed by treatment with an antagonist of the GABA-A receptor. GABA-A is a major neurotransmitter receptor in the vertebrate brain. Thus, our results indicate that high CO2 interferes with neurotransmitter function, a hitherto unrecognized threat to marine populations and ecosystems. Given the ubiquity and conserved function of GABA-A receptors, we predict that rising CO2 levels could cause sensory and behavioural impairment in a wide range of marine species, especially those that tightly control their acid–base balance through regulatory changes in HCO3− and Cl− levels.

About science and cinema with Edward Farhi, the director of MIT’s Center for Theoretical Physics

Bill & Ted’s Excellent Adventure Edward Farhi, director of MIT’s Center for Theoretical Physics, Jan. 30 talk at the Coolidge Corner Theatre (Harvard St., Brookline, MA) about the feasibility of time travel before the 1989 movie “Bill & Ted’s Excellent Adventure".
Edward Farhi has studied the complexities of building a time machine, though not of the phone-booth variety, but has also worked on astrophysics, general relativity, and the foundations of quantum mechanics. His current interest is the theory of quantum computation. He was on the staff at the Stanford Linear Accelerator Center and at CERN in Geneva, Switzerland before coming to MIT, where he joined the faculty in 1982. He has won three teaching awards at MIT and has presented his research at many of the world’s leading physics research centers.
The Coolidge Corner Theatre has been pairing talks by scientific experts with films since 2005. Science on Screen programs are $9.75 regular admission, or $7.75 for seniors, students, and Museum of Science members. Members of the Coolidge Corner Theatre get Free admission to these show. Science on Screen “Billy, you are dealing with the oddities of time travel with the greatest of ease.” (Bill S. Preston, Esq. to Billy the Kid, rescued from a bar fight).

Online survey for communication study on energy research

European Commission's Research & Innovation DG As part of a study on communicating energy research, the European Commission's Research & Innovation DG is carrying out a survey analysing how communication on European energy research is perceived by you, which communication channels you find most useful and in what areas you would like to see more communication.
The on-line consultation is a fundamental tool for this study and we would be grateful if you could spare some time to complete it. Your answers will be confidential and the Commission will not have access to any individual responses. All results of this survey will be treated anonymously and will not be used for purposes other than this study.

Now 10 minutes to complete the questionnaire.

16 gennaio 2012

The face of anxiety (Journal of Personality and Social Psychology)

Researchers from the Institute of Psychiatry at King's College London have, for the first time, identified the facial expression of anxiety. The facial expression for the emotion of anxiety comprises an environmental scanning look that appears to aid risk assessment. The research was published this week in the Journal of Personality and Social Psychology.
See the image taken from Adam Perkins Facial Expression Video
Clockwise: 1) Anxiety, 2) Happiness, 3) Surprise, 4) Interest
images of faces from Adam Perkins Facial Expression Video
"Our research group - explains Adam Perkins lead author of the study at the Institute of Psychiatry (IoP) at King's College - focuses on understanding the causes of anxiety. No one knows exactly what anxiety is. However many animal studies link it to risk assessment behaviour, suggesting anxiety can be explained as a defensive adaptation. We wanted to see if this was also the case in humans."
A facial expression for anxiety.
Perkins, Adam M.; Inchley-Mort, Sophie L.; Pickering, Alan D.; Corr, Philip J.; Burgess, Adrian P.
Journal of Personality and Social Psychology, Jan 9 , 2012.
Abstract
Anxiety and fear are often confounded in discussions of human emotions. However, studies of rodent defensive reactions under naturalistic conditions suggest anxiety is functionally distinct from fear. Unambiguous threats, such as predators, elicit flight from rodents (if an escape-route is available), whereas ambiguous threats (e.g., the odor of a predator) elicit risk assessment behavior, which is associated with anxiety as it is preferentially modulated by anti-anxiety drugs. However, without human evidence, it would be premature to assume that rodent-based psychological models are valid for humans. We tested the human validity of the risk assessment explanation for anxiety by presenting 8 volunteers with emotive scenarios and asking them to pose facial expressions. Photographs and videos of these expressions were shown to 40 participants who matched them to the scenarios and labeled each expression. Scenarios describing ambiguous threats were preferentially matched to the facial expression posed in response to the same scenario type. This expression consisted of two plausible environmental-scanning behaviors (eye darts and head swivels) and was labeled as anxiety, not fear. The facial expression elicited by unambiguous threat scenarios was labeled as fear. The emotion labels generated were then presented to another 18 participants who matched them back to photographs of the facial expressions. This back-matching of labels to faces also linked anxiety to the environmental-scanning face rather than fear face. Results therefore suggest that anxiety produces a distinct facial expression and that it has adaptive value in situations that are ambiguously threatening, supporting a functional, risk-assessing explanation for human anxiety.

Introduction to Cells



This is a 3 minute HD dramatic video choreographed to powerful music, which introduces the viewer to Cells. It is designed as a "trailer" to be shown by Biology teachers in High School and college as a visual "Introduction" to the wonder of cells.

inquiry@gregs-educational.info

How can I bring stable power to remote villages? Google Science Fair 2012

Harine, a 2011 Google Science Fair finalist from Southern India, tells us about what inspired her to look into ways of improving power supplies to remote villages in the developing world.

Fiera della scienza di Google premia giovani creativi 13-18 anni


Google Science Fair 2012 Google invita i giovani scienziati da tutto il mondo a inviare progetti creativi rilevanti per il mondo di oggi. La Fiera della scienza di Google (Google Science Fair) è una competizione scientifica online rivolta alle menti curiose provenienti da ogni angolo del nostro pianeta. Possono partecipare tutti coloro di età compresa fra i 13 e i 18 anni. Tutto ciò che serve è un'idea: "Accettiamo tutti gli anticonformisti, i pesci fuor d'acqua e tutti quelli a cui piace fare domande. Non devi far altro che caricare il tuo progetto qui per avere la possibilità di vincere premi che ti cambiano la vita. Tutti hanno una domanda. Qual è la tua? Hai tempo fino al 30 marzo 2012 per mettere a fuoco la tua domanda e creare il tuo progetto. Inizia subito registrandoti e procurandoti il consenso dei tuoi genitori."
Premi: viaggio scientifico alle Isole Galapagos con National Geographic Explorer, borse di studio e opportunità di lavoro in famosi centri scientifici di pregio. Premio speciale Science in Action sponsorizzato da Scientific American. Si tratta di un premio speciale della giuria per i progetti che sostengono progetti scientifici che portano un reale cambiamento nelle vite di un gruppo di persone o di una comunità.

Conclusa la spedizione Mini Darwin in Argentina

Mini Darwin Argentina Sissa Medialab Trieste, 16 gennaio 2012 - Sono rientrati in Italia i giovanissimi esploratori che hanno partecipato alla spedizione Mini Darwin, svoltasi dal 26 dicembre al 9 gennaio in Argentina, sulle tracce del viaggio di Charles Darwin. Realizzata da Sissa Medialab - con la collaborazione del Museo delle Scienze di Trento, il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Oceanografia Sperimentale (OGS) di Trieste, del Comune e della Provincia di Trieste, e il supporto tecnico di Metamondo Tour Operator - la spedizione ha portato sette bambini (italiani e argentini, dai 9 ai 12 anni). I bambini erano accompagnati dal paleontologo Marco Avanzini e dal biologo Alfred Beran.
In un viaggio di oltre 4500 chilometri i Mini Darwin hanno scoperto alcune delle meravigliose testimonianze della storia della vita sulla Terra e hanno rielaborato i processi geologici e biologici che hanno portato al mondo che conosciamo oggi. Giganotosauro
«Darwin, nel suo viaggio intorno al mondo a bordo del brigantino Beagle - commenta Simona Cerrato, coordinatrice del progetto - è stato tra i primi a scoprire e descrivere queste meraviglie. Rivivere l’avventura del grande scienziato, calpestando i luoghi dove è stato tra il 1832 e il 1835, è stata una grande emozione. E non solo per i bambini» .
Con i fuoristrada messi a disposizione dal Parco Naturale e dall’Università di Punta Alta i Mini Darwin hanno raggiunto la spiaggia di Monte Hermoso, proprio dove Darwin rimase tre giorni senza provviste a causa delle avverse condizioni meteorologiche.
«Qui abbiamo scoperto un fossile di megaterio, una specie di bradipone gigante estinto: lo abbiamo estratto dal terreno con l’aiuto del martello da geologo» racconta con entusiasmo Matilde, 12 anni. Scorpiovenator
A Pehuen-Co, invece, i bambini hanno riscoperto le tracce di un’antica passeggiata di megateri e uccelli: dove un tempo c’era un fiume, gli animali si abbeveravano e hanno lasciato le loro tracce sulle sponde fangose.
«A partire dalle impronte sulla sabbia abbiamo provato a calcolare, come fanno oggi i paleontologi, la velocità e le dimensioni di quegli animali» continua Matilde.
Il viaggio è proseguito fino alla Valle dei Dinosauri, dove hanno potuto ammirare i giganti della Terra: al Museo “Ernesto Bachman” di Villa El Chocón i resti (completi all’80%) del Giganotosauro carolinii, il più grande carnivoro esistito, e al Museo “Carmen Funes” di Plaza Huincul l’Argentinosaurus huinculensis. Barreales
Al Centro Paleontológico Lago Barreales i giovani esploratori sono stati con i paleontologi che stanno studiando il Futalognkosaurus dukei, un bestione di quasi 34 metri, e hanno partecipato agli scavi attualmente in corso.
Sulle Ande, superando un guado perché la strada era stata spazzata via dal fango, hanno raggiunto il Bosque Darwin, un bosco fossile pietrificato scoperto da Darwin stesso e che oggi porta il suo nome, e hanno visitato il Puente del Inca, un’impressionante formazione geologica sospesa sulla valle del Rio las Cueva. Sulla via del ritorno verso Buenos Aires non poteva mancare una giornata a cavallo. Come Darwin, che viaggiava a cavallo di posta in posta, i Mini Darwin si sono cimentati nell’equitazione assistiti dai gauchos della estancia Isabela.
Tutto il viaggio è stato documentato giorno per giorno sul sito www.minidarwin.it con video, foto e racconti. Sono in preparazione materiali didattici, giochi, un documentario e un libro.

Simona Regina. Ufficio Stampa SISSA

MiniDarwin

15 gennaio 2012

Twitter, la scienza e un nuovo indicatore: the Twimpact factor (Could Twitter Influence Science?)

Twitter Science Tritter può influenzare la scienza? O meglio le pubblicazioni scientifiche? O meglio ancora le citazioni delle pubblicazioni? Queste sono le domande che mi pongo dopo aver letto l'articolo di Haydn Shaughnessy pubblicato oggi nel sito della rivista Forbes: "How Could Twitter Influence Science (And Why Scientists Are on Board)".
Shaughnessy a sua volta fa riferimento al paper di Gunther Eysenbach (ricercatore alla University Health Network) pubblicato dal Journal of Medical Internet Research dal titolo "Can Tweets Predict Citations? Metrics of Social Impact Based on Twitter and Correlation with Traditional Metrics of Scientific Impact" le cui conclusioni (riporto l'abstract più in basso) sono che la presenza nei social media può determinare un incremento delle citazioni e che un nuovo indicatore, denominato "twimpact factor" per misurare altri effetti della ricerca e l'impatto sulla percezione dei risultati delle ricerche da parte del pubblico in tempo reale.
Gli elementi salienti dell'articolo di Haydn Shaughnessy sono tre:
1) stiamo creando conoscenza in un modo nuovo, ma abbiamo una filosofia della scienza modellata in modalità di lavoro "pre-web": tendiamo ancora a pensare alla scienza e a ogni categoria del pensiero rigorosa come un oggetto che cresce dopo essere stato coltiviato collettivamente. Mi chiedo - scrive sempre Shaughnessy - se queste categorie di pensiero sono ancora valide;
2) la ricerca di Eysenbach può essere un utile indicatore dei cambiamenti nelle dinamiche che riguardano le pubblicazioni scientifiche, ma anche una lezione per la vasta comunità degli opinion leader che forse c'è ancora molto da capire nel modo in cui si forma la conoscenza;
3) per decenni sono stati importanti due fattori: la peer review e dove si pubblica; ma forse ciò è stato anche un freno per la scienza. Forse - è il pensiero di Shaughnessy - ora abbiamo bisogno di una nuova filosofia della conoscenza.
A questo punto ho più domande di prima, in merito alle possibili correlazioni fra i tweet e le pubblicazioni scientifiche (e loro citazioni).
Avrei bisogno di altri studi per poter dire di iniziare a capirci qualcosa. E forse non solo io.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 15 gennaio 2011


Can Tweets Predict Citations? Metrics of Social Impact Based on Twitter and Correlation with Traditional Metrics of Scientific Impact
Abstract
Background: Citations in peer-reviewed articles and the impact factor are generally accepted measures of scientific impact. Web 2.0 tools such as Twitter, blogs or social bookmarking tools provide the possibility to construct innovative article-level or journal-level metrics to gauge impact and influence. However, the relationship of the these new metrics to traditional metrics such as citations is not known.
Objective: (1) To explore the feasibility of measuring social impact of and public attention to scholarly articles by analyzing buzz in social media, (2) to explore the dynamics, content, and timing of tweets relative to the publication of a scholarly article, and (3) to explore whether these metrics are sensitive and specific enough to predict highly cited articles.
Methods: Between July 2008 and November 2011, all tweets containing links to articles in the Journal of Medical Internet Research (JMIR) were mined. For a subset of 1573 tweets about 55 articles published between issues 3/2009 and 2/2010, different metrics of social media impact were calculated and compared against subsequent citation data from Scopus and Google Scholar 17 to 29 months later. A heuristic to predict the top-cited articles in each issue through tweet metrics was validated.
Results: A total of 4208 tweets cited 286 distinct JMIR articles. The distribution of tweets over the first 30 days after article publication followed a power law (Zipf, Bradford, or Pareto distribution), with most tweets sent on the day when an article was published (1458/3318, 43.94% of all tweets in a 60-day period) or on the following day (528/3318, 15.9%), followed by a rapid decay. The Pearson correlations between tweetations and citations were moderate and statistically significant, with correlation coefficients ranging from .42 to .72 for the log-transformed Google Scholar citations, but were less clear for Scopus citations and rank correlations. A linear multivariate model with time and tweets as significant predictors (P < .001) could explain 27% of the variation of citations. Highly tweeted articles were 11 times more likely to be highly cited than less-tweeted articles (9/12 or 75% of highly tweeted article were highly cited, while only 3/43 or 7% of less-tweeted articles were highly cited; rate ratio 0.75/0.07 = 10.75, 95% confidence interval, 3.4–33.6). Top-cited articles can be predicted from top-tweeted articles with 93% specificity and 75% sensitivity.
Conclusions: Tweets can predict highly cited articles within the first 3 days of article publication. Social media activity either increases citations or reflects the underlying qualities of the article that also predict citations, but the true use of these metrics is to measure the distinct concept of social impact. Social impact measures based on tweets are proposed to complement traditional citation metrics. The proposed twimpact factor may be a useful and timely metric to measure uptake of research findings and to filter research findings resonating with the public in real time.

Why are the faces of primates different from one another? Answers in the Proceedings of the Royal Society Biological Sciences

Faces of male primates from Central and South America Credit: Stephen Nash Biologists studied the faces of 129 adult male primates from Central and South America to answer the question: why are the faces of primates so dramatically different from one another? In the picture (left) faces of male primates from Central and South America. Faces of adult male primates from Central and South America. Warmer colors indicate higher complexity in facial color patterns. Species shown are: (1) Cacajao calvus, (2) Callicebus hoffmansi, (3) Ateles belzebuth, (4) Alouatta caraya, (5) Aotus trivirgatus, (6) Cebus nigritus, (7) Saimiri boliviensis, (8) Leontopithecus rosalia, (9) Callithrix kuhli, (10) Saguinus martinsi, and (11) Saguinus imperator. Some answers in a research published Jan. 11, in the early online edition of the journal Proceedings of the Royal Society Biological Sciences: Adaptive evolution of facial colour patterns in Neotropical primates written by Sharlene E. Santana (UCLA Center for Society and Genetics, University of California, Los Angeles), Jessica Lynch Alfaro (UCLA Center for Society and Genetics, University of California, Los Angeles), Michael E. Alfaro (Department of Ecology and Evolutionary Biology, University of California, Los Angeles).
The faces they studied evolved over at least 24 million years. The life scientists divided each face into 14 regions; coded the color of each part, including the hair and skin; studied the patterns and anatomy of the faces; and gave each a "facial complexity" score. They studied how the complexity of primate faces evolved over time and examined the primates' social systems. To assess how facial colors are related to physical environments, they analyzed environmental variables, using the longitude and latitude of primates' habitats as a proxy for sun exposure and temperature. They also used statistical methods to analyze the evolutionary history of the primate groups and when they diverged from one another.
Facial expressions, is the result, are increasingly important in large groups, then highly social,
The evolutionary biologists also found that when primates live in environment with more species that are closely related, their faces are more complex, regardless of their group size. This finding is consistent with their need to recognize individuals of other closely related species that live in the same habitat to avoid interbreeding, Santana said.
This work is the first quantitative evidence linking social behavior to the evolution of facial diversity and complexity in primates, and they also show that ecology controls aspects of facial patterns.
In the future, Santana, Lynch Alfaro and Alfaro may use computer facial-recognition software to help quantify the faces in a more sophisticated way. They also plan to study the faces of carnivores, including big cats.
Does the study have implications for the evolution of human faces? The findings do suggest - as UCLA Newsroom wrote (January 15, 2012: Evolution is written all over your face) - Alfaro said, that an important factor in shaping human faces is the premium on making unambiguous facial expressions.
"Humans don't have all these elaborate facial ornamentations - Alfaro said - but we do have the ability to communicate visually with facial expressions. Does reduced coloration complexity create a blank palate for visual expressions that can be conveyed more easily? That is an idea we are testing."
Santana's research is funded by fellowships from the National Science Foundation and UCLA's Institute for Society and Genetics.

Film competition about energy efficiency

Film competition A Film-making competition about energy efficiency has been launched by Kevin McCloud to find budding filmmakers who can use their creativity to encourage people to green their homes. As part of the Great British Refurb (GBR) campaign with support from Channel 4, Canon UK and the University of the Arts London, the competition is seeking people willing to get "innovative with insulation" and "excited about energy savings" and create a short film that will inspire people into improving the energy efficiency of their homes.
The winning film – which will be judged by Kevin McCloud, the Energy Minister Greg Barker and several other judges from the worlds of business and film – will be rewarded with a cash prize of £1,500, HD camera film equipment from Canon UK, plus the commission to produce a campaign film for GBR partner WWF-UK.They need a 60 second film, innovative, and creative, that can help trigger change.
The competition is open to entries from Thursday 1st December and closes on Monday 16th January.

Premio internazionale Bruno Rossi al satellite AGILE. Nella squadra anche tre ricercatori dell'Osservatorio Astronomico di Cagliari.

AGILE premio Bruno Rossi 2012 Anche tre ricercatori dell'Osservatorio Astronomico di Cagliari nella squadra che controlla il satellite AGILE cui è stato attribuito il Premio Internazionale Bruno Rossi: Maura Pilia, Alberto Pellizzoni, Alessio Trois.
Il premio, istituito nel 1985 dalla High Energy Astrophysics Division dell’American Astronomical Society, prende il nome da uno fra i più importanti scienziati del XX secolo, Bruno Rossi (padre della fisica dei raggi cosmici, nato e vissuto in Italia fino al 1939, quando fu costretto a emigrare negli Stati Uniti in seguito alla promulgazione delle leggi razziali).
AGILE, frutto della collaborazione tra ASI, INAF, INFN e CNR, è stato lanciato in orbita dalla base indiana di Sriharikota il 23 aprile del 2007, è controllato dal “Broglio Space Center”, la base ASI di Malindi, in Kenya. I dati vengono acquisiti e gestiti dall’ASDC (il centro dati dell’ASI) e analizzati quotidianamente dai ricercatori.
AGILE (“Astrorivelatore Gamma a Immagini Leggero”) pesa 350 kg, è costato 100 milioni di euro, e si occupa di studiare fenomeni molto intensi come i lampi di raggi gamma e le emissioni di pulsar e buchi neri. Un esempio è l'osservazione di un'improvvisa e forte emissione di raggi gamma proveniente dalla Nebulosa del Granchio di pochi giorni fa.