14 dicembre 2012

RESPIRIAMOLACITTÀ: il resoconto di Liliana Cori per linguaggiomacchina.it

Erano una piccola squadra di veri ricercatori: ieri a Napoli a Città della Scienza hanno presentato i risultatoti del Progetto: “RESPIRIAMOLACITTÀ”, promosso dall’università inglese “London School of Hygiene and Tropical Medicine” di Londra, dall’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa e dal Laboratorio di Psicologia Sperimentale della Università Sant'Orsola Benincasa (UNISOB) di Napoli.
La loro coordinatrice, l'economista ideatrice della ricerca Carla Guerriero è stata capace di preparare la squadra con l'aiuto delle valenti maestre delle elementari e medie dell’Istituto Comprensivo Bovio-Colletta di Napoli e con Sabina De Rosis, esperta comunicatrice ambientale.
20 preentatori e 200 piccoli nel pubblico, che seguivano attenti e partecipi, sottolineando con applausi e assensi il racconto dell'esperienza fatta nel corso di quest'anno, che li ha visti discutere e disegnare in classe, visitare il museo della scienza della Fondazione Idis-Città della Scienza di Bagnoli e rispondere a vari questionari. Uno studio pilota per comprendere se i bambini comprendono i rischi per la salute provocati dall’ambiente, come lo concettualizzano, che suggerimenti possono fornire, se riescono confrontare i diversi rischi. Obiettivo ultimo: portare ai decisori il loro punto di vista e il loro contributo attivo in materia di miglioramento dell’ambiente, far sapere cosa pensano, cosa vogliono e cosa sono disposti a mettere in gioco.
La giornata del 13 dicembre ha visto il supporto della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT – sezione di Napoli) e della cooperativa Le Nuvole, il patrocinio di Anci e Comune di Napoli. Purtroppo non sono venute le autorità della città a sentire le voci dei piccoli, ma senz'altro avranno tra poco sul tavolo i risultati del lavoro di ricerca, e i ragazzi chiederanno udienza.
Vogliono dire la loro, e ora stanno arrivando a dimostrare, supportati da dati, proiezioni e tabelle, come riescano a comprendere il rischio e a dare consigli sulle misure da prendere, già quando sono piccoletti.
In seconda elementare il 70% dei bimbi dà risposte corrette a proposito del rischio ambintale per la salute, e si arriva quasi al totale in seconda media. Le preferenze e la percezione di ciò che è più o meno rischioso variano con l'età, e ci si sposta dalle cose più vicine ad elaborazioni più complesse. Molto presto però, in quarta elementare, e spontaneamente, i bambini cominciano a parlare dei rischi ambientali e capiscono cosa provoca le più comuni malattie respiratorie, e cosa significa un aumento delle malattie egato al maggiore inquinamento. I bimbi hanno un ricordo molto vivido dell'emergenza rifiuti, e i loro disegni, della città che vorrebbero, sono pieni di cassonetti, di persone che fanno la loro parte e di strade - quelle più vicine e familiari - che loro vogliono pulite e senza traffico.
La scelta di Napoli è stata interessante, e si vedrà in futuro se si tratta di un caso 'estremo' oppure no, confrontando la percezione dei bambini in altre città. E' certo che nel 2011 è stata la città più inquinata d'Italia per le polveri sottili, una della centraline urbane ha fatto registrare 156 sforamenti, contro i 45 massimi previsti per legge!
E si vede, sia dai dati preliminari di “RESPIRIAMOLACITTÀ” che dal piglio dei ragazzi che li presentano, che sono pronti a contribuire alle decisioni pubbliche e ad essere cittadini attivi.
Liliana Cori (Istituto Fisiologia Clinica, CNR, Roma)
www.linguaggiomacchina.it 14 Dicembre 2012

Le basi della fotografia nascono a Cagliari, con Joseph Nicéphore Niépce nel 1796 (o 1797).

Sarebbe questa la prima foto della storia, scattata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826 (o 1827) in Francia. Sembra una lastra sporca e invece se guardate bene vedrete al centro in basso i tetti spioventi, a destra e sinistra le pareti degli edifici più alti. Sono le stesse figure che si osservano, più chiaramente, nella foto che riporto sotto, quella che finora era considerata la prima foto della storia, intitolata: "Vue de la fenêtre du domaine du Gras, à Saint-Loup-de-Varennes".
Diciamo che quella in basso è la prima foto permanente (e decente).

E pensare che Joseph Nicéphore Niépce, nato nel 1765 a Chalon-sur-Saône, pare avesse iniziato a riflettere sul comportamento della luce nel 1796 o 97 a Cagliari. Nel 1792 Nicéphore Niépce si arruola nell'Esercito Rivoluzionario dove serve come sottotenente nel 42-simo reggimento di fanteria. Negli anni seguenti viene inviato a Cagliari e qui, insieme al fratello Claude, concepisce l'idea della Camera Obscura.
Così scrive il sito "Storia della fotografia": "Nel 1796, mentre è ancora militare a Cagliari, concepisce l’idea di imprimere le immagini prodotte dalla camera oscura su un supporto costituito da una lastra, da incisore, ciò con l’intenzione di produrre impianti litografici senza l’intervento di un disegnatore".
Ancor più facile trovare traccia di questo episodio in francese: "Niépce et son frère Claude Niépce conçoivent l'idée de fixer les images de la Camera Obscura (chambre noire), durant leur service militaire à Cagliari."

Andre Mameli www.linguaggiomacchina.it 14 Dicembre 2012

Vigamus: museo del videogioco nella città eterna; tavola rotonda: "Ralph spacca i confini tra cinema e videogioco".

VIGAMUS Museo del Videogioco di Roma è il primo Museo del Videogioco in Italia (il secondo in Europa, dopo il Computerspielemuseum di Berlino) inaugurato il 20 ottobre 2012. Un'area interattiva per sperimentare la Storia del Videogioco, 63 pannelli illustrati in italiano e in inglese, 150 pezzi originali: console, pubblicità e giochi d'epoca. Nato da un'idea è dell'Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive (AIOMI), con il patrocinio di Roma Capitale, il museo è inserito nel circuito dei Musei Civici. L’esigenza di base è predisporre spazi dedicati alla conservazione, salvaguardia e condivisione dei beni fisici correlati al digitalgaming, esempio unico in Italia e replicato in Europa solamente a Berlino (Computerspielemuseum).
VIGAMUS fa parte della European Federation of Game Archives, Museums and Preservation Projects (EFGAMP) e collabora con l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
    Mostre Permanenti e temporanee
  • gamezero 5885: le origini e la storia del videogioco. Mostra permanente dedicata alla nascita e l'evoluzione dell'invenzione più divertente del XXI secolo
  • WRC3 Milestone: l videogioco ufficiale del FIA World Rally Championship 2012 (WRC) dal progetto al prodotto finito.
  • The Game Masters: ritratti di game designer creati realizzati a mano da Fiammetta Neri.
  • I volti del passato nelle immagini del futuro: a cura del corso di laurea magistrale in Biologia ed Evoluzione umana dell'Università di Roma Tor Vergata con la collaborazione del VIGAMUS
I prossimi eventi. Questo pomeriggio (14 Dicembre 2012) alle 15:00 inaugurazione della mostra (aperta fino al 13 Gennaio 2013) dedicata a Ralph Spaccatutto (Disney) e tavola rotonda "Ralph spacca i confini tra cinema e videogioco".

Sabato 22 dicembre 2013: Lega Nerd presenta: The Retrogame Prophecy. A partire dalle 15:00 visita guidata della durata di un'ora, dalle 16:30 un torneo di Street Fighter II e Mario Kart sul maxi-schermo dell'Epson Multimedia Conference Center e dalle 19:00 in poi una tavola rotonda rigorosamente a tema retrogame. Per maggiori informazioni, è possibile visitare il post ufficiale dell'evento.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 14 Dicembre 2012

13 dicembre 2012

Sfruttare la gravità per fare luce: GravityLight.

Chi l'ha pensata? L'idea è venuta a due creativi inglesi: Martin Riddiford e Jim Reeves, i quali hanno impiegato 4 anni per sviluppare il prototipo della lampada GravityLight.
A chi è destinata? Questa lampadina sostenibile che viene distribuita gratuitamente in alcuni villaggi in Asia e in Africa all'interno di un progetto più articolato (deciwatt.org).
Come funziona? Bastano 3 secondi di lieve forzo muscolare per muovere il contrappeso e caricare la lampada. La luce dura 30 minuti.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 13 Dicembre 2012

12 dicembre 2012

Il primo formaggio del nord Europa. Una ricerca publicata su Nature il 12 Dicembre 2012.

Una prova inequivocabile di produzione di formaggio nel nord Europa risalente a 7.000 anni è stata scoperta da una collaborazione internazionale guidata dall'Univesità di Bristol. Le tracce dei grassi analizzati in questa ricerca sono state rinvenute in Polonia dentro 34 vasi diterracotta che furono evidentemente utilizzati per separare il caglio dal latte.
Determinanti per questa ricerca sono stati i fori praticati nella ceramica, al cui inerno si sono conservati i grassi del latte.
Lo studio, pubblicato il 12 Dicembre su Nature, prova che il consumo di prodotti lattiero-caseari è iniziato in epoca preistorica.
Prima di questa ricerca erano stati documentati residui di lavorazione del latte di 8.000 anni fa in Anatolia e di 7.000 anni fa in Libia ma senza alcuna certezza che si trattasse di vero e proprio formaggio.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 12/12/2012


Earliest evidence for cheese making in the sixth millennium bc in northern Europe Mélanie Salque, Peter I. Bogucki, Joanna Pyzel, Iwona Sobkowiak-Tabaka, Ryszard Grygiel, Marzena Szmyt, Richard P. Evershed.  
Nature (Published online: 12 December 2012)
Abstract
The introduction of dairying was a critical step in early agriculture, with milk products being rapidly adopted as a major component of the diets of prehistoric farmers and pottery-using late hunter-gatherers. The processing of milk, particularly the production of cheese, would have been a critical development because it not only allowed the preservation of milk products in a non-perishable and transportable form, but also it made milk a more digestible commodity for early prehistoric farmers. The finding of abundant milk residues in pottery vessels from seventh millennium sites from north-western Anatolia provided the earliest evidence of milk processing, although the exact practice could not be explicitly defined1. Notably, the discovery of potsherds pierced with small holes appear at early Neolithic sites in temperate Europe in the sixth millennium bc and have been interpreted typologically as ‘cheese-strainers’, although a direct association with milk processing has not yet been demonstrated. Organic residues preserved in pottery vessels have provided direct evidence for early milk use in the Neolithic period in the Near East and south-eastern Europe, north Africa, Denmark and the British Isles, based on the δ13C and Δ13C values of the major fatty in milk. Here we apply the same approach to investigate the function of sieves/strainer vessels, providing direct chemical evidence for their use in milk processing. The presence of abundant milk fat in these specialized vessels, comparable in form to modern cheese strainers11, provides compelling evidence for the vessels having being used to separate fat-rich milk curds from the lactose-containing whey. This new evidence emphasizes the importance of pottery vessels in processing dairy products, particularly in the manufacture of reduced-lactose milk products among lactose-intolerant prehistoric farming communities.

From Map to App: AntiMap Festival a Cagliari dal 13 al 22 Dicembre 2012

AntiMapp. Nuovi immaginari per perdersi negli spazi urbani è il titolo del festival dedicato alle trasformazioni urbanee ideato da Alessandro Carboni e dal gruppo Formati Sensibili.
«AntiMap Festival - spiega Alessandro Carboni - è un esperimento con cui la città di Cagliari è invitata a ripensare lo spazio urbano. Laboratori, mostre, spettacoli e racconti di esperienze sul tema sono gli strumenti con cui la prima edizione del Festival intende aprire la riflessione sui nuovi immaginari legati alle trasformazioni urbane. Lo spazio della città è esplorato come luogo di esperienza e produzione, in cui il corpo diventa l’agente e l’asse portante della discussione del cambiamento nelle sue diverse specificità.»
Dato che si parla (e si agisce) intorno alla partecipazione non poteva mancare un'applicazione per smartphone: «Per l'occasione abbiamo progettato AntimAPP, un'applicazione gratuita, disponibile per Android e Iphone, che permetterà ai cittadini di poter ripensare in modo critico la città.»
Il menù dell’applicazione per smartphone è composto da un’area dedicata della App nella quale i partecipanti saranno chiamati a rispondere a 10 domande su altrettanti nodi tematici intorno ai quali si articolano le principali funzioni vitali di Cagliari: Acqua, Mobilità, Energia, Ambiente, Corpo, Rifiuti, Comunicazione, Autorità, Culto, Conoscenza.
Sulla base di questo sondaggio sarà possibile ricostruire una mappa emozionale della Città e raccogliere dati da condividere con gli altri partecipanti. L'altra area visualizzati l’andamento delle risposte di tutti gli utenti.
Per scaricare l’applicazione basta cercare (su Apple Store o Google Play) o sfruttare il codice QR delle cartoline del festival.

  • Progetto: Formati Sensibili
  • Direzione Artistica: Alessandro Carboni
  • Organizzazione: Serena Vincenzi
  • Tecnica: Fabio Atzeni
  • Ufficio Stampa: Simona Pinna
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 12 Dicembre 2012
AntiMap Festival is an experiment in which the city of Cagliari is invited to rethink the urban space. Workshops, exhibitions, performances and stories of experiences in the field are the tools with which the first edition of the festival will open the discussion on new imaginary related to urban transformation. The space of the city is explored as a place of experience and production, in which the body becomes the agent and the backbone of the discussion of the change in its different specificity. For this occasion was designed AntimApp, a free application for smartphones available for Android and iPhone, allowing citizens to be able to critically rethink the city.

11 dicembre 2012

Quando il cane avverte l'ipoglicemia.

Armstrong (foto D4D) è uno dei cani che compongono la squadra Dogs4Diabetics, dotati della straordinaria capacità di "sentire" l'ipoglicemia.
Uno studio pubblicato nel 1992 su Diabetic Medicine ha rivelato che almeno un terzo degli animali domestici (cani, gatti, conigli, uccelli) mostrano evidenti cambiamenti nel loro comportamento in concomitanza con il calo di glicemia nei loro amici umani.
Uno articolo pubblicato nel 2000 nel British Medical Journal riportava le esperienze di tre pazienti insulino-dipendenti (una con diabete di tipo 1 e due di tipo 2) i cui cani avevano reagito durante l'insorgenza di un'ipoglicemia: correndo, nascondendosi, muovendosi freneticamente e girando intorno alle pazienti.
Una persona che ha beneficiato di questa capacità diagnostica dei cani è lo sceneggiatore di fumetti e videogiochi Devin K. Grayson, la cui vità è cambiata dopo essersi rivolto a Dogs4Diabetics e aver ottenuto Cody, uno splendido Golden Retriever addestrato da Mark Ruefenacht, a sua volta insulino dipendente e fondatore Dogs for Diabetics.
Mark Ruefenacht - intervistato recentemente da Diabetes Health: Dog Sense. An Interview with Mark Ruefenacht, Founder of Dogs for Diabetics - ha spiegato: "Ho sviluppato una serie di protocolli con i miei cani, un centinaio fino a oggi, il più anziano dei quali è Armstrong. Tra le razze che alleniamo, i Labrador retriever e golden retriever hanno oltre 200 millioni di cellule olfattive. I segugi più di 300 milioni. Altre razze ne hanno meno ma mai sotto 125 millioni. Noi uomini abbiamo al massimo 10 milioni di cellule olfattive".
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 11 Dicembre 2012

The Journal of Alternative and Complementary Medicine
Volume 14, Number 10, 2008, pp. 1235–1241
DOI: 10.1089/acm.2008.0288
Canine Responses to Hypoglycemia in Patients with Type 1 Diabetes
Deborah L. Wells, Shaun W. Lawson, A. Niroshan Siriwardena
Abstract  
Objective: Anecdotal evidence suggests that domestic dogs may be able to detect hypoglycemia in their human caregivers; scientific investigation of this phenomenon, however, is sorely lacking. This study thus aimed to investigate how pet dogs respond to the hypoglycemic episodes of their owners with type 1 diabetes.  
Methods: Two hundred and twelve dog owners (64.2% female) with medically diagnosed type 1 diabetes participated in the study. All participants owned at least 1 dog. Each person completed a purpose-designed questionnaire developed to collect information on their dogs’ responses (if any) to their hypoglycemic episodes.  
Results: One hundred and thirty-eight (65.1%) respondents indicated that their dog had shown a behavioral reaction to at least one of their hypoglycemic episodes, with 31.9% of animals reacting to 11 or more events. Canine sex, age, breed status, and length of pet ownership were unrelated to hypoglycemia-response likelihood. Thirty-six percent of the sample believed that their dogs reacted most of the times they went “low”; 33.6% indicated that their pets reacted before they themselves were aware they were hypoglycemic. Dogs’ behavioral responses to their owners’ hypoglycemic episodes varied. Most animals behaved in a manner suggestive of attracting their owners’ attention, for example, vocalizing (61.5%), licking them (49.2%), nuzzling them (40.6%), jumping on top of them (30.4%), and/or staring intently at their faces (41.3%). A smaller proportion showed behavioral responses suggestive of fear, including trembling (7.2%), running away from the owner (5.1%), and/or hyperventilating (2.2%).  
Conclusions: The findings suggest that behavioral reactions to hypoglycemic episodes in pet owners with type 1 diabetes commonly occur in untrained dogs. Further research is now needed to elucidate the mechanism(s) that dogs use to perform this feat.
Conclusions
The findings from this study suggest that many dogs can detect hypoglycemia, often without the use of visual cues and before the animals’ caregivers are aware of their own symptoms. Although it was not the goal of this project to explore how dogs detect hypoglycemia, the results hint at an odor cue, although other signals (e.g., changes in owner behavior due to impaired cognitive functioning) cannot be dismissed. Research is required to elucidate what mechanism/s might underlie the ability of dogs to detect hypoglycemia and to determine whether animals can be trained to consistently alert their owners to the onset of hypoglycemia.

Ripartire dai bambini per capire e far capire i legami tra salute e ambiente. I risultati di una ricerca internazionale.

Se è vero, come sostengono numerosi studi longitudinali, che i bambini sono colpiti - in una percentuale che oscilla fra il 25% e il 40% - da patologie causate da fattori ambientali rispetto alla pressione complessiva degli eventi patologici, e che tra queste patologie il 43% ricade sui bambini di età inferiore ai cinque anni, allora il loro coinvolgimento nelle campagne di informazione e di prevenzione è più che giustificato. Tuttavia, nonostante i bambini siano le principali vittime degli effetti dell’inquinamento, attualmente non esistono studi che coinvolgono direttamente questa fascia d'età. Per esempio per valutando le loro preferenze in campo ambientale e rendendoli partecipi del processo di costruzione delle politiche pubbliche.
Per queste ragioni lo studio Respiriamo la Città che sarà presentato il 13 Dicembre a Napoli (Città della Scienza) costituisce un brillante esempio di coinvolgimento dei minori, a dimostrazione che anche i più piccoli sono in grado di esprimere le loro preferenze sui rischi ambientali.
Si tratta di un progetto pilota che intende costruire una solida base scientifica per realizzare una vasta indagine sulla percezione e la valutazione del rischio ambientale, con la partecipazione diretta dei bambini e dei loro genitori.
Con questa ricerca non sono state indagate solo le modalità di rappresentazione del rischio, ma è stata individuata anche l’età a partire dalla quale si puà assumere che di abbia chiara comprensione del valore di scambio tra oggetti diversi, articolando l’indagine in tre aree d’interesse:
  1. legame ambiente e salute
  2. malattie associate a fattori di inquinamento atmosferico
  3. concetto di rischio
  4. corrispondenza fra oggetti e valori monetari
Questa prima fase dedicata ai bambini, di età fra 7 e 13 anni, è servita a comprendere da che età e in che misura essi comincino a essere padroni delle nozioni di base necessarie per dare un contributo diretto e attivo nella valutazione economica dei rischi ambientali. Più precisamente:
  1. comprensione delle malattie associate a fattori di inquinamento atmosferico attraverso l’utilizzo di vignette e fumetti (comprensione e livello di conoscenza delle principali malattie respiratorie: asma, allergia, bronchite e comprensione del tipo di immagini fornite)
  2. comprensione dei concetti di rischio e di probabilità (percezione del rischio ambientale nei bambini)
  3. comprensione della nozione di corrispondenza fra oggetti e valori monetari (per poter passare alla successiva fase di ‘misura’ dei rischi)
Alcuni risultati: più del 90% dei bambini ha risposto che la priorità più alta a Napoli deve essere data al mantenimento di strade sgombre dai rifiuti; l’80% dei bambini ritiene che respirare aria pulita sia fondamentale perché “la salute è la prima cosa”. Dai disegni emerge cheessun bambino ha rappresentato l’immagine di Napoli da cartolina con il mare azzurro, il sole e il golfo.

Il progetto: “Respiriamo la Città” nasce da una collaborazione fra l’università inglese “London School of Hygiene and Tropical Medicine”, l’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa e il Laboratorio di Psicologia Sperimentale della Università Sant'Orsola Benincasa (UNISOB) di Napoli.

Persone coinvolte: Carla Guerriero (Economista sanitario); John Cairns (Economista sanitario); Fabrizio Bianchi (Epidemiologo ambientale); Liliana Cori (Antropologa); Sabina De Rosis (Comunicatrice ambientale ed economista); Antonella Brandimonte (Psicologa); Pietro Greco (Giornalista scientifico); Federica Manzoli (Sociologa).

Il gruppo è affiancato dal disegnatore Andrea Accennato, il quale utilizza il linguaggio dei fumetti per facilitare la comprensione delle patologie legate all’inquinamento atmosferico, l’economista Gennaro de Gabriele, laureando in economia alla Federico II, e la psicologa Marianna Malgieri.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 11 Dicembre 2012

Respiriamo la Città: Napoli, 13 Dicembre 2012.

I bambini raccontano la salute e l’ambiente a Napoli
Presentazione dei risultati dello studio Respiriamo la Città
Città della Scienza, Napoli
Giovedì 13 Dicembre 2012

RespiriamolaCittà è uno studio sviluppato nella primavera del 2012 dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine in collaborazione con la Fondazione Idis-Città della Scienza.
Lo studio si è posto l’obiettivo di rilevare la percezione del rischio ambientale in ambiente urbano da parte di un campione di alunni dell’Istituto Comprensivo Bovio-Colletta, che ha sede nel centro storico di Napoli, allo scopo di favorire la partecipazione dei cittadini più giovani nell’individuazione di strategie da azione a uso dei decisori pubblici per la costruzione di una città sempre più a misura di bambino. RespiriamolaCittà rappresenta uno studio pilota che sarà ampliato estendendo in futuro la rilevazione in altri quartieri di Napoli e in altre città italiane.
Presentano i risultati della ricerca gli alunni del 23° Circolo
Istituto Comprensivo Bovio-Colletta - Napoli
    Intervengono:
  • Luigi Amodio, Fondazione Idis-Città della Scienza
  • Fabrizio Bianchi, Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche)
  • Liliana Cori, Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche)
  • Carla Guerriero, London School of Hygiene and Tropical Medicine

10 dicembre 2012

Nazca: non tracce celesti ma itinerari terreni. Uno studio pubblicato su Antiquity (Dicembre 2012).

Hanno camminato per 1.500 chilometri nel deserto di Nazca seguendo le linee tracciate fra il 100 AC e il 700 DC.
E ora, dopo 5 anni, l'archeologo Nicholas Saunders (University of Bristol) e l'archeoastronomo Clive Ruggles (University of Leicester) hanno presentato i risultati delle loro ricerche: lo studio è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Antiquity.
Saunders e Ruggles hanno scoperto un nuovo disegno finora nascosto, creato non per essere visiblie dal cielo, come ci eravamo ormai abituati a pensare, ma come effetto inconsapevole di un movimento di uomini e animali. Un movimento ripetuto per secoli, legato forse a motivi rituali, le cui tracce hanno indotto alcuni a ipotizzare scenari fantasiosi come forme di comunicazione con civiltà extraterrestri.
A conclusioni simili era giunto, nel 2009, l'archeologo tedesco Tomasz Gorka, secondo il quale le linee di Nazca erano sentieri rituali.
Andrea Mameli 10 Dicembre 2012 www.linguaggiomacchina.it
Desert labyrinth: lines, landscape and meaning at Nazca, Peru
Antiquity. Volume: 86 (Dec. 2012) Number: 334 Page: 1126–1140
Clive Ruggles and Nicholas J. Saunders
Abstract
The shapes drawn out by the famous Nazca lines in the Peruvian desert are at their most evident from the air—giving rise to some famously fantastic theories about their origin. The new understanding offered here is the result of a piece of straightforward brilliance on the part of our authors: get down on the ground, where the original users were, and see where your feet lead you. Using stratigraphic and taphonomic reasoning to decide which lines were contemporary, they discover an itinerary so complex they can justify calling it a labyrinth, and see it as serving ceremonial progressions.

09 dicembre 2012

Do you know "Medusa", the two-headed Albino Honduran Milk Snake, born last year in Florida?

This two headed Albino Honduran Milk Snake was born last year in Florida. The condition is known as Polycephaly and occurs when monozygotic twins fail to separate completely. Most organisms with this condition will not live for long, but occasionally you will get cases like this one, where the snake(s?) seem healthy enough and can live for years. The heads act independently of one another, and will fight over food given the opportunity.

Watch the video of their owner feeding them here:



This is a video of "Medusa" the two-headed Albino Honduran Milk Snake. She's the perfect example of "Axial Bifurcation" in that she's perfectly symmetrical. Her uncommon condition is more likely the result of twin babies that failed to separate while developing. She can be sen at Ben Siegel Reptiles in Deerfield Beach, Florida.
By Danny Mendez (25/11/2012)
Urban Jungles Radio is a cutting edge Conservation and Zoological Radio show unlike anything else around: www.UrbanJunglesRadio.com (live every Friday night at 10pm EST or downloaded via iTunes).

Animali con due teste. Quale delle due decide cosa fare? E nella specie Homo Sapiens?

Le cose che ci appaiono più insolite suscitano in noi sentimenti contrastanti: curiosità, orrore, passione, paura. A seconda dei casi (e dei gusti). Quello degli animali (e degli umani) a due teste è un caso classico, noto con il nome di Policefalia.
Per farsi un'idea della varietà dei casi basta guardare qualche foto come quelle del blog di Viplove Ukey: "Two headed Snakes". E vi risparmio quelle dei bambini a due teste. Quel che mi chiedo è se fra le due teste una delle due domina a livello neurologico. Il controllo del corpo è distribuito fra i due cervelli o uno dei due prevale? Nel caso dei serpenti se il cibo è abbondante mangiano entrambe le bocche e tutto va bene. Ma se le due teste devono spartirsi l'unica preda disponibile?
E nella specie Homo sapiens? Quale delle due teste "è" la persona su cui poggia? Ovvero: è una persona con due teste o sono due persone con un corpo solo?
Mi piacerebbe approfondire la questione.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it