30 dicembre 2008

Piscialluau, la trota sarda e la biodiversità. Un libro per capire.

Piscialluau Ecco in un libro i pesci sardi di acqua dolce
L’area di utilizzo di proverbi e modi di dire, a volte, può fornire informazioni interessanti. Prendiamo l’espressione "Piscialluau" diffusa in tutta l’isola secondo Max Leopold Wagner: «Alluare – scriveva il linguista tedesco nel Dizionario Etimologico Sardo – vale, oltre "stordire i pesci con l’euforbia" anche "rendere stupido", e alluau è una persona stupida, sciocca».
Ora, se la pratica della pesca di frodo per stordimento dei pesci con l’euforbia ha avuto, nei secoli passati, una notevole diffusione, come l’eco di quel Piscialluau sembra volerci trasmettere, allora una delle cause del rischio di estinzione della trota sarda andrebbe ricercata in questa barbara usanza. La trota sarda (Salmo trutta macrostigma) è al centro di un progetto di salvaguardia, a cura del Dipartimento di biologia ed ecologia animale dell’Università di Cagliari e dell’Ente Foreste della Sardegna, che rientra nel programma europeo "Countdown 2010": fermare la perdita di biodiversità entro il 2010. Le altre specie oggetto di tutela in Sardegna sono il grifone (Gyps fulvus), il cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), il gipeto (Gypaetus barbatus) e il daino (Dama dama-Daino).
Un libro ci aiuta a capire l’importanza della biodiversità legata alle acque interne isolane: Pesci d'acqua dolce della Sardegna (aisara, 2008, 96 pagine, 12 euro). Gli autori sono quattro biologi accomunati dalla passione per gli abitanti dei mari, degli stagni e soprattutto dei laghi e dei fiumi: Angelo Cau, Gabriele Conti, Gabriele Loddo, Paolo Massidda. Il volume risponde con chiarezza alle domande fondamentali: cosa è un pesce? Che differenza c’è tra l’acqua salata e l’acqua dolce per la respirazione branchiale? Come si dividono i pesci d’acqua dolce tra zone a salinità differente? Il cuore del volume sono le schede sulle specie ittiche presenti nelle acque interne della Sardegna: per ciascuna delle 20 specie (compreso lo Storione per il quale sono riportate alcune rare catture) ogni scheda fornisce la descrizione, le aree di diffusione, le note sulle limitazioni alla pesca (per la trota sarda vige il divieto assoluto dal 1995) e i disegni. L’ultimo aspetto svela il pregio delle illustrazioni ad acquerello di Paolo Massidda. Come ha scritto su Nature il 6 marzo 2003 Frank Ippolito, illustratore del Museo di storia naturale di New York: le figure sono "arte al servizio della scienza". E in un volume divulgativo pensato per descrivere creature che non tutti hanno il piacere di ammirare dal vivo, il ruolo delle immagini è fondamentale.
Il libro ha poi il pregio di affrontare la tematica in maniera aperta: il biologo tende la mano ai pescatori sportivi. «Questo libro – scrive l’antropologo Giulio Angioni nella presentazione – dà un suo contributo ittologico serio e adatto a ogni possibile lettore. È quindi un encomiabile contributo settoriale anche a poter decidere comportamenti oggi più a ragion veduta su questi modi antichi quanto l’uomo di rapportarsi produttivamente e ludicamente alla fauna non allevata e alla flora non coltivata».
E forse, aggiungiamo noi, il percorso sarà compiuto quando leggeremo qualche bel racconto ambientato nei luoghi in cui la trota sarda ha diritto di vivere ancora a lungo. Come seppe fare Mario Albertarelli per fiumi e ruscelli del nord ovest con il romanzo L’amo e la lenza, capolavoro di prosa alieutica.
ANDREA MAMELI

29 dicembre 2008

Brain processing of speech sounds is different in some Southern English speakers

Rice University study focuses on merged vowel sounds in different dialects
When Rice University alumna Brianna Conrey was in third grade in Stillwater, Okla., she misspelled "pen" on a test because her teacher unknowingly pronounced it "pin." At the time, Conrey never would have guessed that she would write a senior thesis in college about the brain activity that takes place in people who don't distinguish between similar-sounding words like "pin" and "pen." Nor would she have guessed that her thesis would get published several years later in the journal Brain and Language.
While working on a B.A. in linguistics at Rice, Conrey wanted to study the variation in spoken American English in certain regions of the U.S. "I lived in a lot of different areas of the country as a kid and was exposed to many different ways of talking, so this topic was really fascinating," Conrey said. "We know from sociolinguistics - the study of language variation and change - that a great deal of phonetic variation occurs even within a single language."
[COMPLETE ARTICLE]

Don't let It Bring you Down (Neil Young, 1971)


Old man lying by the side of the road
With the lorries rolling by,
Blue moon sinking from the weight of the load
And the building scrape the sky,
Cold wind ripping down the allay at dawn
And the morning paper flies,
Dead man lying by the side of the road
With the daylight in his eyes.

Don't let it bring you down
It's only castles burning,
Find someone who's turning
And you will come around.

Blind man running through the light of the night
With an answer in his hand,
Come on down to the river of sight
And you can really understand,
Red lights flashing through the window in the rain,
Can you hear the sirens moan?
White cane lying in a gutter in the lane,
If you're walking home alone.

Don't let it bring you down
It's only castles burning,
Just find someone who's turning
And you will come around.

Don't let it bring you down
It's only castles burning,
Just find someone who's turning
And you will come around.

BBC TV STUDIOS LONDON 23rd FEBUARY 1971
Taken from the album After the Goldrush

27 dicembre 2008

One Laptop Per Child. A message from John Lennon.

A message from John Lennon by OLPCFoundation
OLPC is a community-driven project that has designed the XO laptop to help children learn, and to tap into our innate capacity to share and create. The XO is rugged and ideal for outdoor classrooms and harsh environments. Its ultra-low-power design means it can be charged by the Sun.

24 dicembre 2008

L'uomo che consuma nell'inquietudine della società liquida (L'Unione Sarda, 24 dicembre 2008)

erickson Si inseguno nei fast food, si cercano con gli sms, si trovano su facebook, si perdono nei centri commerciali, si riconoscono nelle pubblicità. Sono gli umani moderni, la “società liquida”, come la definisce il sociologo polacco Zygmunt Bauman nel volume «Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi» (Erickson, 2007, 101 pagine, 10 euro). Bauman esplora l’agire umano (presumibilmente) libero e quindi terribilmente fragile, scavando impietoso fino al nocciolo del problema: l’insoddisfazione. Un problema che viene affrontato, in questi giorni, con la corsa ai regali, spesso trasformata da genuino scambio d’affetto in fattore di pressione sociale completamente spoglio di ogni spontaneità.
«La società dei consumatori – scrive Bauman nel capitolo “Lo sciame inquieto” – aspira alla gratificazione dei desideri più di qualsiasi altro tipo di società del passato, ma tale gratificazione deve rimanere una promessa. Il desiderio deve rimanere insoddisfatto perché finché il cliente non è soddisfatto sentirà il bisogno di acquistare qualcosa di nuovo e diverso».
Ecco spuntare un mare di frustrazioni: «Impegnati a guadagnare di più. Per potersi permettere le cose di cui sentono di aver bisogno per il proprio benessere, le donne e gli uomini di oggi hanno meno tempo per la reciproca empatia, e per confrontarsi apertamente, sia pure, talvolta, in modo sofferto e faticoso, sui reciproci problemi e fraintendimenti; meno ancora avranno tempo per risolverli». Così, a chiudere la spirale consumistica, uomini e donne cercano di rimediare la carenza di attenzione regalando qualcosa, cioè “materializzando” il proprio amore.
Ma l’insoddisfazione permanente, oltre al consumo compulsivo trova rassicurazione (temporanea), anche con altri metodi. Quali? Ce lo spiega la psicoanalista newyorkese Louise J. Kaplan nel volume «Falsi idoli. Le culture del feticismo» (Erickson, 2008, 184 pagine, euro 21,50).
«Tutti gli oggetti materiali – spiega l’autrice – che sono tenuti in alta considerazione e che sono ricercati come se non si potesse farne a meno sono feticci». L’elenco comprende ovviamente i cellulari e loro accessori, gli iPod, i SUV, i tatuaggi, ma anche gli utensili da cucina e le borse di Prada: tutte cose incaricate di colmare il doppio vuoto: quello dell’identità e quello delle relazioni. Louise J. Kaplan analizza anche la teoria del feticismo delle merci di Marx e alcuni aspetti distruttivi del progresso tecnologico. E, come in una raccolta differenziata del buongusto, cadono nel cassonetto dei feticci anche l’uso del corpo femminile nel cinema e nella televisione, la riduzione del confine fra umani e robot e il travaso di modelli (superficiali) dai reality show alle vite reali. Ma, per fortuna, non tutti i feticci vengono per nuocere: «la strategia feticista – conclude l’autrice – non è né completamente buona né completamente cattiva perché serve anche a proteggerci dalla violenza della distruzione».
La lettura dei due volumi potrà aiutare a decodificare, e quindi a vivere meglio, l’attuale atmosfera da felicità forzata e le continue sollecitazioni mediatiche e pubblicitarie che spingono all’acquisto e al soddisfacimento di bisogni creati apposta per le festività natalizie.
ANDREA MAMELI

23 dicembre 2008

Premio per la creatività, fra tradizione e innovazione

lana di pecora sarda Archimede Webzine, 23 dicembre 2008
La lana di pecora si aggiudica il Premio Innovazione Amica dell'ambiente 2008: è accaduto a Milano, il 25 novembre 2008, nella sala Pirelli della Regione Lombardia. I prodotti naturali termoisolanti fonoassorbenti di lana sarda al 100% si sono aggiudicati il prestigioso riconoscimento promosso, con il Patrocinio del Ministero all'Ambiente, da Legambiente, Università Bocconi, Politecnico di Milano, Regione Lombardia, Osservatorio Impresa, Giovani Imprenditori Confindustria. I materiali prodotti dall'azienda sarda, pur essendo in commercio da pochi mesi (maggio 2008), sono stati scelti su un gruppo di 150 concorrenti.
I prodotti Edilana ideati e realizzati in Sardegna, senza godere di finanziamenti pubblici, nascono dalla stretta relazione fra saperi locali e competenze tecnologiche avanzate. Il prodotto Edilana nasce anche sulla scorta delle iniziative promosse dalla Banca del Tempo di Guspini, attraverso una seria valorizzazione dei saperi locali e basandosi su investimenti di imprenditori locali. Grazie alla lana di pecora la Banca del Tempo ha realizzato i giardini di vicinato conquistando nel 2000 il Premio delle Città Sostenibili delle bambine e dei bambini promosso dal Ministero all’Ambiente. Per creare cascate di piante sulle facciate delle case con edilana occorre solo acqua piovana, dato che il nutrimento viene ceduto dalla lana: trattandosi di pecora lattifera il mantello dell'animale è ricco di sostanze nutritive per le piante.
L'impiego di questi materiali nell'edilizia garantisce isolamento termico e acustico al riparo da problematiche, come le allergie, cui si presta sempre maggiore attenzione. La lana è inoltre ignifuga (brucia a 660 gradi) e risulta inattaccabile dalle muffe. E se si considera che con la creazione della lana si riducono drasticamente i fattori negativi legati alla produzione delle materie sintetiche, come il consumo di combustibili fossili e la produzione di anidride carbonica, non si può fare a meno di notare l'importanza di questo tipo di scelte. Le economie sostenibili basate sulla lana sarda marchiata Edilana sono state oggetto di una tesi di laurea discussa alla facoltà di economia dell'Università di Cagliari il 15 dicembre 2008. "I prodotti Edilana - si legge nel sito - necessitano di un dispendio energetico di produzione bassissimo (pari solo al 3% rispetto alla produzione degli altri materiali coibenti)". Ma la lana sarda diviene protagonista anche di altre iniziative, come il progetto di architettura sonora "Nodas", che rappresenterà la creatività italiana alla prestigiosa rassegna International Design Festival di Melbourne 2009, organizzata annualmente dal National Design Centre australiano. E il progetto "Teatri di Danza e di Lana di pecora" (svoltosi nel dicembre 2008 a Cagliari, Quartucciu, Porto Torres, Serrenti, Tempio, Nuoro): che ha portato in scena gli artisti Rossana Luisetti, Ignazio Nurra, Valentina Puddu, Giuseppe Tuveri, Guido Tuveri con la produzione del Balletto di Sardegna "Su muccadori de sa sposa". Durante lo spettacolo alcune donne di Iglesias e di Guspini guidate da Daniela Ducato di Edilana hanno trasformato le loro mani e i loro corpi in un unico telaio per creare tessuti sonori, impastando insieme fiocchi di lana di pecora sarda colorati con le terre del Parco Geominerario e con le erbe selvatiche, i frutti, gli ortaggi del Medio Campidano.
Le attività del progetto Edilana hanno contribuito anche alla riabilitazione della pecora dal manto nero. L'espressione polirematica "pecora nera" indica in molte culture un soggetto che si distingue, in maniera negativa, dal gruppo, tuttavia la lana bianca è frutto di una millenaria opera di selezione genetica: i capi albini (bianchi) erano privilegiati in quanto la loro lana è più facilmente colorabile. Oggi, con il riconoscimento dell'utilità della lana nera naturale (come prodotto commerciale) e dell'importanza della biodiversità (come patrimonio genetico da salvaguardare) la pecora nera sta meritando l'attenzione di cui non ha goduto per secoli. Le qualità della lana di pecora nera sono rilevanti (uncinatura molto ricca e sinuosa, spiraliforme e una grande presenza di giarre, spiega il sito edilana.com). Queste caratteristiche permettono di allargare la coibentazione degli edifici anche alle coperture a verde e per mantenere un adeguato livello di umidità nei giardini e negli orti verticali.
Andrea Mameli, Giornalista scientifico

15 dicembre 2008

Scene di un'impresa. Volume di Antonio Saba (L'Unione Sarda, 15 dicembre 2008)

saba book La fisica del secolo scorso ha raccolto numerose prove a sostegno della teoria del Big Bang secondo la quale il nostro universo avrebbe avuto origine da una gigantesca esplosione. Nei primi istanti la materia non era altro che un enorme miscuglio caldo e denso, chiamato plasma di quark e gluoni, ovvero un condensato di quelle particelle che oggi risiedono dentro i protoni e i neutroni: i costituenti elementari della materia. Ma questa condizione immediatamente successiva al Big Bang sembra essere durata appena 10 microsecondi e questo fatto ha incuriosito i fisici al punto da spingerli a tentare di ricreare il plasma di quark e gluoni. L'esperimento ALICE (A Large Ion Collider Experiment at CERN) nasce con questo scopo grazie alla disponibilità del più potente acceleratore di particelle del mondo: quello del CERN di Ginevra. Per originare il plasma si farano scontrare nuclei di atomi di piombo e così il progetto ALICE, nel quale sono impegnati anche una dozzina di ricercatori sardi, potrebbe riuscire svelare uno dei più grandi misteri della fisica moderna. Non è facile afferrare la grandiosità di questa colossale impresa scientifica e culturale, ma oggi disponiamo di un libro che può aiutare a capire. Il volume, presentato il 12 dicembre al T-hotel di Cagliari, è frutto del lavoro di Antonio Saba, fotografo ufficiale della collaborazione internazionale ALICE.
Fotografare macchine e persone impegnate a scoprire le condizioni della materia nei primi istanti di vita dell'universo richiedeva un titolo imponente: One millionth of a second after the big bang (Un milionesimo di secondo dopo il big bang). Il libro è impreziosito dalla grafica di Stefano Asili, a partire dalla copertina, perforata da un grande ottagono rosso, a richiamare la forma delle strutture più vistose dell'acceleratore di Ginevra. Osservando queste macchine imponenti e i lunghissimi cavi che si intrecciano nei tunnel, e poi mani, occhi, teste protette da caschetti d’alpinista a dimostrazione dello straordinario impegno di uomini e donne provenienti da tutto il mondo, si apprezza il valore dell’opera di Antonio Saba. Tavole di grande formato, stampate su sfondo nero, forniscono pagina dopo pagina uno spaccato della grande impresa scientifica. Ma il libro di Saba – alcune immagini si trovano nel sito www.antoniosaba.com/alicebook – è anche una miniera di informazioni scientifiche, grazie ai testi redatti da fisici impegnati nel progetto.
Con l’uso di luci colorate, inquadrature ardite e messe a fuoco studiate al millimetro, saba mostra di sapersi destreggiare molto bene nel sottile crinale sul quale si muove il fotografo industriale. Ovvero tra la necessità di riportare fedelmente la realtà e il bisogno di imporre la propria vena artistica, senza peraltro ricorrere a stratagemmi elettronici.
«Forse la mia abilità – spiega Antonio Saba – consiste nel vedere dell'arte in ogni manufatto umano e di riuscire a trasmettere questa mia visione».
Ma come si progetta un volume come questo?
«Il libro - spiega ancora Saba - nasce come sviluppo naturale dei miei interventi fotografici su ALICE, e in particolare l'idea nacque da un incontro ad Erice fra me, Eugenio Nappi coordinatore del progetto ALICE Italia e Corrado Cicalò dell'Istituto di Fisica Nucleare di Cagliari».
Andrea Mameli

14 dicembre 2008

Arcobaleno e bolle di sapone (video basciu 2008)

Arcobaleno e bolle di sapone (Copyright scienzAfumetti 2006).
Disegno: Alessandra Basciu.
Storia: Andrea Mameli.
Video: Basciu 2008.

2009 European Year of Innovation and Creativity

Innovation and Creativity L'Unione Europea ha scelto il 2009 come anno europeo per l’innovazione e la creatività (European Year of Innovation and Creativity - EYCI) con iniziative nel campo dell’istruzione, della cultura e della ricerca. L’inaugurazione ufficiale è in programma il 7 gennaio a Praga.

13 dicembre 2008

ONE MILLIONTH OF A SECOND AFTER THE BIG BANG

www.antoniosaba.com
An extract from the Antonio Saba book: "ONE MILLIONTH OF A SECOND AFTER THE BIG BANG"

Antonio Saba e l'ottagono rosso

saba alice cern L'Unione Sarda, 21 aprile 2006. Cultura - Pagina 42
Immagini d’autore per fissare il Big Bang
Il cammino percorso dalla Fisica, in poco più di un secolo di scoperte e formulazioni teoriche, è stato semplicemente spettacolare. Ma per raccontare la scienza, specie quando ci si allontana dall’intuizione e dal buonsenso, come accade appunto con le dimensioni e le velocità distanti dalla percezione umana, c’è sempre più bisogno di immagini. E la stessa realizzazione degli apparati per la rivelazione delle particelle acquista dignità di soggetto da riprendere. Per questo il CERN (Centro Europeo di Ricerche Nucleari) di Ginevra, si affida a fotografi professionisti per riprendere tutte le fasi dell’installazione degli esperimenti. Nel caso di ALICE (A Large Ion Collider Experiment), uno dei più grossi apparati in costruzione, l’incarico di fotografo ufficiale è stato assegnato da una commissione internazionale al cagliaritano Antonio Saba. «Sono molto orgoglioso - spiega Saba - perché significa aver raggiunto un notevole livello di eccellenza nella fotografia industriale e applicata alla scienza e alla tecnologia». Cosa comporterà questo impegno? «Dovrò seguire l’installazione delle strutture e di rivelatori di particelle, in costruzione a Ginevra, Cagliari e Bologna». Tutti soggetti fotogenici? «Saranno facili da riprendere solo i grandi impianti, mentre sarà più complesso spettacolarizzare e rendere visibili particolari importanti ma di dimensioni ridotte». Come la piccola Alice, nata dalla penna di Lewis Carroll, esplora il Paese delle meraviglie, questo ambizioso progetto del CERN ci porterà a scoprire l’affascinante stato di creazione dell’universo, provando a riprodurre in miniatura la grande esplosione primordiale: il Big Bang. Nel sottosuolo di Ginevra, dentro un anello lungo 27 km, si sta costruendo il più grande acceleratore di particelle del mondo (LHC: Large Hadron Collider). Al suo interno verranno accelerati e fatti urtare nuclei di atomi di piombo, scelti tra i più pesanti a disposizione con i loro 208 nucleoni (neutroni e protoni), ad energie elevatissime, mai raggiunte prima d’ora in un acceleratore. Quando l’urto avviene frontalmente i nuclei vengono compressi creando una palla di fuoco nella quale si raggiungono temperature di migliaia di miliardi di gradi (molto superiori a quelle del centro del sole). Si suppone che in queste condizioni i neutroni e i protoni si sciolgano e le particelle che li compongono, i quark, e quelle che li legano, i gluoni, si muovano liberamente dando origine al plasma di quark e gluoni. L’osservazione sperimentale di questo stato della materia fornirebbe un’ulteriore prova della validità delle teorie più accreditate sulla costituzione dell’infinitamente piccolo. Questo plasma è lo stesso che si sarebbe formato pochi milionesimi di secondo dopo il Big Bang, probabilmente analogo a quello che si ritrova nelle stelle di neutroni. L’esperimento ALICE è costituito da una struttura complessa di rivelatori di particelle costruiti per analizzare, con la massima accuratezza, le collisioni tra i nuclei di piombo che avvengono nell’acceleratore. Questi urti si ripetono 1.000 volte al secondo, producendo ciascuno molte migliaia di tracce che verranno immagazzinate nei computer per essere poi analizzate. All’enorme impresa partecipano più di 1.000 fisici provenienti da 29 Paesi tra i quali l’Italia. Un contributo significativo viene fornito dal gruppo di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e del Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari. Il gruppo, guidato da Sergio Serci, è formato da altri tre universitari (Giovanna Puddu, Gianluca Usai, Alessandro De Falco) e due ricercatori INFN (Corrado Cicalò e Alberto Masoni). «Siamo coinvolti nel progetto da otto anni - spiega Cicalò - e collaboriamo alla costruzione di due sistemi di rivelatori in stretta collaborazione con gruppi di altri Paesi europei. Dopo una lunga fase di progettazione questi moduli sono stati assemblati ed è ora in corso la loro installazione al CERN nella caverna che ospita ALICE. Una parte del gruppo si occupa anche dello sviluppo di componenti elettronici creati appositamente per l’esperimento, e un’altra contribuirà all’analisi dei dati».
Andrea Mameli

12 dicembre 2008

Science: Visualization Challenge 2008

science aaas The International Science & Engineering Visualization Challenge 2008
Some of science’s most powerful statements are not made in words. From the diagrams of DaVinci to Rosalind Franklin’s x-rays, visualization of research has a long and literally illustrious history. To illustrate is to enlighten.
How many people would have heard of fractal geometry or the double helix or solar flares if they had been described solely in words? In a world where science literacy is dismayingly rare, illustrations provide the most immediate and influential connection between scientists and other citizens, and the best hope for nurturing popular interest. Indeed, they are now a necessity for public understanding of research developments.
The National Science Foundation (NSF) and Science created the International Science and Engineering Visualization Challenge to celebrate that grand tradition—and to encourage its continued growth. The spirit of the competition is for communicating science, engineering and technology for education and journalistic purposes.

10 dicembre 2008

Immagini e comunicazione scientifica: dalla descrizione all’evocazione

pascolini Immagini e comunicazione scientifica: dalla descrizione all’evocazione (Alessandro Pascolini, INFN)
Abstract. Vengono esaminati alcuni aspetti del ruolo delle immagini nella scienza e
nella comunicazione scientifica. In particolare si discute il loro significato per la fisica contemporanea e si esaminano modelli storici di comunicazione al pubblico mediante immagini al fine di individuare strategie per programmi attuali.

Peak Oil (video)



The Days After - Peak Oil

07 dicembre 2008

Gilbert U-238 Atomic Energy Lab. A radioactive game?

Gilbert U-238 Atomic Energy Lab
The "Gilbert U-238 Atomic Energy Lab" was introduced by A.C. Gilbert in the spring of 1950 and sold for $42.50. Its components included:
1. three very low-level radioactive sources (alpha, beta and gamma particles)
2. four uranium-bearing ore samples
3. Geiger-Mueller radiation counter
4. Wilson Cloud Chamber to see paths of alpha particles.
5. Spinthariscope to see "live" radioactive disintegration.
6. Electroscope to measure radioactivity of different substances.
7. an "Atomic Energy Manual"
8. "Learn How Dagwood Splits the Atom" (comic book by Joe Musial, 1949)
Learn How Dagwood Splits the Atom

06 dicembre 2008

International Science and Engineering Visualization Challenge

International Science and Engineering Visualization Challenge Tiny green diatoms create the illusion of a fernlike forest as they attach to their marine-invertebrate hosts. Mario De Stefano of the Second University of Naples, Italy, captured this miniscule "jungle" from the Mediterranean Sea with a scanning electron microscope. The image earned first place in the photography category of the 2008 International Science and Engineering Visualization Challenge. The awards are given annually by the National Science Foundation and the journal Science for images that employ modern technology to visualize complex scientific topics.

Smile of a stem cell

EuroStemCell is delighted to host an online version of ESTOOLS' photographic exhibition, Smile of a Stem Cell. The exhibition is made up of 54 photographic art works (in 56 pieces), produced by 22 artists (who are also scientists working in ESTOOLS laboratories, in 7 different countries). The pictures are stunning images in their own right, but have a real scientific value too, as they originate from ESTOOLS' ongoing research projects. Image creators provided a creative title for each of their pictures, illustrating their artistic vision, and a scientific description, to remind audiences of the origins of the image. Artistic value is accessible to a wide audience, and as a neutral expression of scientific reality the pictures promote thought and discussion without wielding influence.

Smile of a stem cell - stem cell art exhibited online

05 dicembre 2008

Ferrofluid Fun (by Felice Frankel, MIT)

Have you ever seen a liquid magnet? If magnetic material is ground into an extremely fine powder, with a particle size of about 10 nanometers (see Nanoguitar for more information on length units), and suspended in a liquid, the resulting magnetic suspension is called a ferrofluid. Ferrofluid, Felice Frankel Ferrofluid, with permanent magnets underneath (photo courtesy of Felice Frankel, MIT)
Felice Frankel is a Senior Research Fellow in the Faculty of Arts and Sciences at Harvard University, where she heads the Envisioning Science program at Harvard's Initiative in Innovative Computing (IIC). She holds a concurrent appointment as a research scientist at the Massachusetts Institute of Technology. Working in collaboration with scientists and engineers, Frankel's images have been published in over 300 journal articles and/or covers and various other publications for general audiences.

Incanto della scienza: una selezione di 30 immagini presenta per la prima volta in Italia l'opera di Felice Frankel (Genova, Festival della Scienza 2004)

The Anatomy of an Illuminated Crosswalk - by silicon-constellations.com

crosswalk Each road marker is solar powered and during daylight provides enough power to run the light and charge the backup battery for night or dim light operation. The backup batteries can provide up to 60 days operation, depending on the usage of the crosswalk. In deciding how many markers to use, Silicon Constellations typically gives each lane 2 markers with a final marker for near the curb. This arrangement is then duplicated on the opposite side of the crosswalk. crosswalk

Agorà dei Blog Scientifici

blog scientifici

Creare un blog scientifico (Divulgazione Scientifica.it 31/5/2008)

creare blog scientifici

Keplero: Blog e scienza, in Italia (18/2/2007)

Keplero

Science Blog (Science news straight from the source)

science blog

04 dicembre 2008

SCAMBIANDO SI IMPARA - Educazione interculturale attraverso lo strumento dello scambio scolastico (Quartu, 4 dicembre 2008)

quartu 4 dicembre 2008 Giovedì 4 dicembre (ex convento dei Cappuccini, Quartu Sant’Elena, via Brigata Sassari, alle 17) “SCAMBIANDO SI IMPARA - Educazione interculturale attraverso lo strumento dello scambio scolastico. Esperienze e buone pratiche sul territorio sardo”. Intervengono: Gigi Ruggeri (Sindaco di Quartu Sant'Elena), Stefano Delunas (Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Quartu Sant’elena), Piera Gioda (Presidente CISV). La scuola media “A. Rosas” di Quartu Sant'Elena presenta il progetto “Vorrei sapere... vorrei essere”: i progetti di educazione interculturale a scuola. Il Secondo Circolo Didattico di Selargius presenta il progetto “L'educazione interculturale attraverso lo strumento dello scambio”. Le due scuole, nell’arco dello scorso anno scolastico, hanno partecipato a un progetto di gemellaggio con le scuole di Louga, in Senegal. Augustine Okubo (Associazione Malik), Ghidey Sebhat e Maria Luisa Wells (Associazione Arcoiris onlus) illustreranno alcune buone pratiche di educazione interculturale.
Modera Andrea Mameli, ricercatore e giornalista scientifico.
Progetto di Educazione allo sviluppo cofinanziato dal Ministero Affari Esteri Italiano (Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo Italia – Africa) Llottare insieme contro le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile e garantire l’istruzione per le bambine e i bambini. Le attività progettuali si svolgeranno nella regioni: Piemonte, Liguria, Sardegna, Emilia Romagna, Toscana, Veneto. In ognuna di queste regioni saranno coinvolti piccoli, medi e grandi centri attraverso le attività previste e attraverso la diffusione dei materiali.
Una delle violazioni dei diritti dell’infanzia cui assistiamo drammaticamente in tutto il mondo è lo sfruttamento del lavoro minorile e l’analfabetismo: due degli elementi che alimentano il circolo vizioso povertà-analfabetismo-sfruttamento e ancora povertà. Lo sfruttamento del lavoro minorile è strettamente correlato al mancato accesso all’istruzione di cui è causa e conseguenza.
Il progetto, realizzato grazie al contributo del Ministero Affari Esteri, con il patrocinio del Comune di Quartu Sant’Elena e della Regione Autonoma della Sardegna, intende far conoscere, in particolar modo nel mondo della scuola, l’impegno del mondo della cooperazione italiana, degli organismi internazionali, delle associazioni di immigrati africani e della società civile in favore della tutela dei diritti dell’infanzia, in modo particolare per quanto riguarda la lotta contro le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile e la tutela del diritto all’istruzione in alcuni paesi dell’Africa, attraverso l’informazione, la sensibilizzazione, le attività di scambio.

02 dicembre 2008

Obsolescenza pianificata e obsolescenza percepita (Anne Leonard)

Annie Leonard is an expert in international sustainability and environmental health issues, with more than 20 years of experience investigating factories and dumps around the world. Coordinator of the Funders Workgroup for Sustainable Production and Consumption, a funder collaborative working for a sustainable and just world, Annie communicates worldwide about the impact of consumerism and materialism on global economies and international health.

01 dicembre 2008

Il web è collegare le persone (Michael Wesch)

Michael Wesch spiega cosa è il web 2.0 (video doppiato in italiano)

An anthropological introduction to YouTube (Michael Wesch, Library of Congress, June 23rd 2008)

The Anthropology of YouTube“The Anthropology of YouTube”
Michael Wesch (docente di antropologia culturale all'università statale del Kansas) presenta YouTube alla Library of Congress nell'ambito del ciclo di lezioni “Digital Natives”.
“E’ stato caricato più materiale video su Youtube negli ultimi sei mesi di quello che è stato trasmesso su tutte le reti principali messe insieme”.

Tratto da: Putting People First.

27 novembre 2008

VII Convengo Nazionale sulla Comunicazione della Scienza

big science forli 2008 A Forlì, dal 27 al 29 novembre: settima edizione del Convengo Nazionale sulla Comunicazione della Scienza, organizzato dal gruppo Ics (Innovazioni nella comunicazione della scienza) della Sissa di Trieste e dall’Associazione Nuova Civiltà delle Macchine. Argomenti: Didattica e formazione, Arte Letteratura Scienza, Governance e Cittadinanza Scientifica, Comunicazione Istituzionale, Immagini della Scienza, Musei e Science Center, Scienza e Media.

23 novembre 2008

Biopetrolio, c'è un brevetto sardo per ottenere combustibile dalle alghe (L'Unione Sarda, 23 novembre 2008)

alghe biopetrolio sardegna
Un brevetto per la produzione di biopetrolio con l’impiego di anidride carbonica. Lo ha depositato l’azienda Biomedical Tissues (Bt Srl) con sede operativa nel Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, a Pula. L’attività, finanziata dalla BT Srl in collaborazione con l’Università di Cagliari (il Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali e il Dipartimento di Ingegneria Chimica), il Consorzio Interuniversitario Chimica per l'Ambiente, il CNR, il CRS4, potrebbe dar vita a un impianto dimostrativo localizzato in Sardegna. Tra le caratteristiche innovative di questo processo è particolarmente significativo l’impiego di alghe microscopiche: «Ciò permette di abbandonare la competizione tra carburanti e alimenti» spiega Giacomo Cao, del Dipartimento di Ingegneria chimica e dei materiali dell'università di Cagliari «e quindi per produrre biomassa non si deve più sottrarre spazio e risorse all'agricoltura».
GLI STABILIMENTI. Gli impianti possono essere costruiti in zone industriali (evitando quindi le aree agricole) anche per il vantaggio di captare la CO2 direttamente a bocca di emissione. «In linea teorica si potrebbe riciclare tutta la biomassa prodotta» sottolinea Cao «e con questo processo si eliminerebbero le più consistenti emissioni di anidride carbonica, in linea con il protocollo di Kyoto». Basti pensare Basti pensare che un impianto convenzionale da mille MWatt produce circa 5 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. Il biopetrolio sarebbe destinato a soddisfare la richiesta di combustibile per autotrazione.
IL PROCEDIMENTO. Dalle alghe, fatte crescere con anidride carbonica e luce solare, vengono estratti i sottoprodotti oleici dai quali si ricavano i biocarburanti. Ma il residuo di estrazione del biopetrolio dalle alghe è una biomassa utilizzabile ancora come combustibile oppure, con opportuni trattamenti, può essere impiegata nell'industria alimentare, biomedica, cosmetica e zootecnica.
ANDREA MAMELI (L'Unione Sarda, Economia, pagina 17)

22 novembre 2008

Abbiate coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione (Steve Jobs)

Commencement address (discorso augurale per i neo-laureati) Stanford University, 12 giugno 2005.

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
La prima storia è sull'unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
E' cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio".
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Ringrazio Alessandra Basciu per avermelo segnalato e
Marco Renzi
per la traduzione

Andrea Mameli, Cagliari, 22 novembre 2008.

21 novembre 2008

17 novembre 2008

Crisi-acqua, erosione e desertificazione: ecco come rimediare (L'unione Sarda, 17 novembre 2008)

acqua Convegni. Un incontro a Cagliari
In che modo pianificare la gestione delle risorse idriche, anche allo scopo di prevenire i disastri ambientali? Come controllare l'evolversi dei fenomeni di erosione dei litorali, di desertificazione e di intrusione marina nelle falde acquifere? Sono alcune delle domande alle quali gli esperti italiani e marocchini hanno tentato di rispondere nel congresso “Tecnologie innovative per la gestione delle risorse idriche in climi aridi¨ svoltosi il 13 novembre a Cagliari, nella facoltà di Ingegneria. Le attività esposte riguardano i risultati delle attività finanziate dalla Regione sarda con i fondi della legge regionale 19 del 1996 e sviluppate tra Sardegna (Dipartimento Ingegneria del territorio dell'Università di Cagliari, CRS4 e ENAS) e Marocco (Université Abdelmalek Essaâdi di Tétouan).
Una gestione rigorosa delle acque sotterranee, è emerso nel simposio, diviene basilare per lo sviluppo economico e sociale delle regioni del Mediterraneo. In queste aree si pratica l'agricoltura intensiva, persistono frequenti e prolungati periodi di siccità, si manifesta la scarsità di acque superficiali, e per queste ragioni si verifica lo sfruttamento incontrollato delle acque di falda, drammaticamente impoverite e a rischio di intrusione marina. Questi fattori oltre al degrado dei suoli espongono anche a gravi rischi di desertificazione.
Alcune aree costiere della Sardegna (Muravera, Capoterra, Oristano, Ogliastra) e del Marocco (Tétouan, Oued Laou) simultaneamente oggetto di agricoltura intensiva e speculazione edilizia, turismo non sempre sostenibile, e acquicoltura, nonostante la bassa densità di popolazione, sono rappresentative del fenomeno. Il comportamento sostenibile impone, oltre alla conoscenza delle caratteristiche fisiche del sistema acquifero, anche adeguati strumenti per la pianificazione e la gestione delle risorse idriche e la pianificazione territoriale.
Dallo studio eseguito a Oued Laou (Marocco) è emerso che il ricorso a metodologie innovative di indagine geofisica, integrato con l'uso di modelli di simulazione numerica e tecnologie informatiche all'avanguardia, può garantire una migliore caratterizzazione degli acquiferi e la suddivisione del territorio in zone omogenee in cui definire regole di gestione sostenibile e in condizioni di tutela dall'inquinamento. Tutti i dati acquisiti durante lo studio, assieme ai modelli numerici, alle analisi spazio-temporali, sono stati inseriti in un sistema informativo accessibile dal web che permette la gestione di basi di dati di qualità e geograficamente distribuite, l'accesso a risorse di calcolo ad alte prestazioni e a servizi per la gestione del ciclo integrato dell'acqua.
L'auspicio formulato dai ricercatori che hanno partecipato al progetto è legato alla prosecuzione della cooperazione, con l'obiettivo di completare gli studi modellistici, idrogeologici e gestionali degli acquiferi costieri del Mediterraneo. In questo modo conoscenze tecnico-scientifiche acquisite per le specifiche realtà in studio potranno contribuire alla definizione di soluzioni ottimali per la gestione delle risorse idriche in ambienti aridi. Soluzioni in grado di garantire una crescita rispettosa dell'ambiente e dei rapporti di pace tra i popoli del Mediterraneo.
ANDREA MAMELI (L’Unione Sarda, Cultura Pagina 57 - 17 novembre 2008)

11 novembre 2008

Come superare l'insostenibile pesantezza del pc (L'Unione Sarda, 11 novembre 2008)

sissa marzano riuso pc

Ghattas e il formato A4 (Cagliari FestivalScienza, 9 novembre 2008)

ghattas cagliari
Parlare di matematica partendo dalle ciambelle e dalle tazzine di caffé? Trattandosi di un Café Scientifico non poteva essere altrimenti. Ma si è arrivati anche a esplorare altri territori, come i confini tra cucina e cucito, le mappe geografiche... E il formato A4. Robert Ghattas, matematico e divulgatore, ha affrontato in questo modo (simpatico ma rigoroso) il tema della mattinata (per inciso, ha incollato un centinaio di persone alla sedia per due ore, sotto l'insolito sole novembrino, senza stancare il pubblico): Insalate di matematica.

08 novembre 2008

Barattolo torna indietro al Cagliari FestivalScienza!

barattolo ritorna indietro! I bambini osservano un barattolo che rotola sul pavimento. Ma, un momento! Una volta esaurita la spinta impartita con la mano, il barattolo ritorna indietro!
Si gioca con un trasferimento di energia (dalle mani al barattolo) ovvero l’energia cinetica traslatoria impartita al barattolo si trasforma in energia cinetica rotatoria del barattolo e (qui sta il trucco) in energia di torsione elastica: quanto il barattolo rotola il bulloncino posto al suo interno non ruota e quindi l’elastico si attorciglia. Al termine dell'attorcigliamento l’energia di torsione elastica viene ritrasformata in energia cinetica rotatoria e traslatoria. cagliari festival scienza 2008 E' anche un modo per osservare come l'energia può essere immagazzinata in maniera molto elementare.
Il barattolo che ritorna indietro da solo è uno dei numerosi esperimenti dell'Officina dei giochi e degli esperimenti allestita dal Comitato Scienza Società Scienza al Cagliari FestivalScienza.
Andrea Mameli, 7 novembre 2008.
Per approfondire:
- Una mostra interattiva: La scienza in altalena (Centro La Lucertola, via Romolo Conti 1 Ravenna).
- Un libro: La Scienza in altalena, Costruire fantastici giocattoli scientifici (Editoriale Scienza, 200) di Gioacchino Maviglia.

06 novembre 2008

Fumetti e Cartoni del Mediterraneo

Rassegna internazionale fumetti Nuoro 14-21 novembre 2008 Prima Rassegna internazionale fumetti Nuoro 14-21 novembre 2008. Centro Culturale Polivalente, via Roma, Nuoro MOSTRE MOSTRE (COMICS IN ELLÁS: Il fumetto greco contemporaneo, a cura di Bepi Vigna e Aris Malandrakis. SATIRA ANTITALIANA NELLE CARTOLINE E NELLA STAMPA GRECA DEGLI ANNI QUARANTA, a cura di Bepi Vigna e Aris Malandrakis, in collaborazione con l’Archivio Storico e Letterario Greco di Atene, diretto da Manos Haritatos. Verrà presentato per la prima volta in Italia, il cortometraggio “Il duce raconta… come lui conquistò la Grecia”, primo film d’animazione realizzato in Grecia negli anni Quaranta da Stamatis Polenaki. FERENC PINTER GRAFIKUS, a cura di Pietro Alligo, Bepi Vigna e Alberto Gedda. In esposizione una selezione di opere originali di uno dei più grandi maestri dell’illustrazione contemporanea, autore, tra l’altro, delle splendide copertine dei libri di Grazia Deledda editi da Mondadori. NUVOLE SARDE, a cura dell’Ass. Culturale Hybris-Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari. Esposizione di tavole a fumetti di Otto Gabos, Stefania Costa, Emanuele Mureddu), DIBATTITI e CONFERENZE (Universo graphic novel, in collaborazione con l’agenzia letteraria Kalama. Incontro dibattito con lo scrittore e disegnatore Francesco Carofiglio per discutere sul rapporto tra letteratura e fumetto. Partecipano Bepi Vigna e Otto Gabos).

05 novembre 2008

Giulio Giorello, scienza è violare il senso comune (L'Unione Sarda 5 novembre 2008)

giorello cagliari
L’epistemologo ha aperto ieri mattina a Cagliari il FestivalScienza 2008
Una testa di capelli bianchi e due occhi azzurri pieni di simpatia verso il mondo. No, non è Giulio Giorello, il filosofo della scienza (e matematico) protagonista ieri mattina all’Exmà di Cagliari della prima giornata del FestivalScienza 2008. È Carlo Bernardini, fisico leccese di fama internazionale, componente della commissione ministeriale per lo sviluppo della scienza. In attesa del suo intervento (“Può crescere una democrazia senza competenze tecniche e scientifiche?”), in programma stasera, se la cava con una battuta: «Quanto sono contento che Giorello faccia una conferenza dal titolo “La scienza come dialogo delle culture”!. L’avessi detto io sarebbe stata l’ennesima dimostrazione dell’arroganza dei fisici». E poiché i fisici «sono anche pedanti» chiude con una preghiera agli studenti presenti: «Trasferite quello che sentite a un centinaio di persone. Qui dentro ci sono a occhio due milionesimi della popolazione italiana, se raccontate quello che raccogliete passiamo a due decimillesimi. Un dato che comincia a essere vagamente significativo...».
È ironico il professore, che più tardi esalterà l’intelligenza naturale dei bambini (contro l’ineffabile stupidità degli adulti). Ed è, a parità di ironia, meno amaro del collega cagliaritano Franco Meloni, direttore del Dipartimento di Fisica e vice presidente del Crs4, che ricorda come in tempi bui fossero i monasteri a custodire e trasmettere la cultura. «Ora avviene il contrario. Cerchiamo di uscire dalle torri universitarie per occupare (no, non si può dire) per vivacizzare le piazze. Assurdo dirlo nel 2008, ma ci sembra che ce ne sia bisogno, che ci sia bisogno di dire che la cultura scientifica è utile, che l’innovazione e lo sviluppo fanno bene alla nazione, che fare ricerca è produttivo anche economicamente non solo ecologicamente. Insomma, dobbiamo rispondere se siamo abbastanza democratici, intelligenti, utili, e continuiamo perché il nostro destino finché i tempi non cambieranno sarà sempre quello di portare la cultura».
È quello che fa egregiamente da molti anni l’associazione “Scienzaculturascienza”, che ha in Carla Romagnino uno dei rappresentanti più efficienti ed entusiasti. È proprio lei ad aprire il Festival, a sottolineare la crescita d’interesse del pubblico dei media e degli enti sostenitori, ad annunciare la volontà di coinvolgere il pubblico sul tema del dialogo tra scienza e società, dei legami forti tra scienza e musica, letteratura, arte, sport, ma anche su temi sociali e politici: il disagio giovanile, l’energia, la necessità della conoscenza per la crescita della democrazia. «Celebriamo la ricchezza e la varietà della cultura scientifica nei suoi collegamenti con la nostra vita e quella della società».
Varietà che torna, in tutte le sue sfumature, nel lungo, appassionato intervento di Giulio Giorello. L’allievo di Ludovico Geymonat, l’autore di tanti libri nei quali mostra il suo garbato scetticismo, esordisce con «un sentite bene là in fondo?» e già questo approccio parla di lui. Grande amante dei fumetti, prende esempio da un fumetto che ha appena notato, nelle sale dell’Exmà. Disegnato da Fabrizio Piredda con testi di Andrea Mameli, mostra due bambini che rompendo una lampadina e vedendo lo spettro newtoniano dei colori scoprono che la luce non è bianca. «Vedere questo aspetto profondo della luce non è facile, ha richiesto la rottura della lampada. Sapete che cosa significa questo? Che le nostre percezioni del mondo vanno spesso integrate con idee che non sono sempre alla portata di tutti, ma richiedono fatica». Bisogna violare il senso comune per far strada alla scienza, dice il professore agli studenti che seguono ogni sua parola. «Occorre fatica, e tensione concettuale. Solo così (e cita Hebb, Hume, Thomas Payne, Galileo) si giunge al sentire comune di una collettività che si riconosce nelle scoperte scientifiche».
Esalta il ruolo della comunicazione tra la scienza e le altre espressioni dell’intelligenza umana, Giorello, prende a esempio di grandi comunicatori Galileo, Newton, Darwin, Einstein, maestri capaci di servirsi anche del banale aneddoto per farsi capire. Affronta il tema del rischio dell’impresa scientifica, sottolinea l’importanza delle conquiste scientifiche che legano mondi diversi, ribadisce la positività dei dubbi degli scienziati. È dai dubbi che nascono nuove certezze.
«La funzione della controversia, lo scontro delle idee, la diversità intellettuale, il fatto che una immaginazione può essere diversa, tutta questa differenziazione è un bene, non un male, una ricchezza, un’occasione. La pluralità delle idee arricchisce l’impresa scientifica».
Quanto all’eresia della scienza, (che poi è l’ uncommon sense a lui così caro), «è la capacità della ragione di esercitare le proprie scelte senza che ci sia una autorità esterna che ci dica cosa dobbiamo fare». Dalla sfera sociale alla sfera privata: «Dobbiamo chiederci», ammonisce, «se questa autonomia non sia da estendersi anche alla vita personale: scegliere il modo di vivere, di sposarsi, di morire. Deplorevole relativismo? Per me non è così. C’è chi crede che chi ha un contatto privilegiato con la Verità possa decidere per tutti gli altri. Questo non avviene nell’impresa scientifica».
Ma non significa che tutto equivale a tutto! Anzi, è l’esatto contrario: se è vero che tutto ciò che è provato è stato immaginato non è vero che tutto ciò che è stato immaginato è stato provato. Ecco allora perché è importante l’esperienza, perché rompere metaforicamente la lampada per vedere che cosa è la luce è importante quanto l’ideazione dell’impresa.
Ma bisogna avere il coraggio di farlo. «C’è chi chiama questo coraggio “accanimento epistemologico”, eppure senza la sperimentazione continua non avremmo avuto Galilei, Newton, Darwin. Senza l’accanimento sperimentale non saremmo liberi come siamo. È questa la grande ricchezza della scienza, che va avanti usando i sensi e le macchine, sperimentando».
«Sapete che cosa diceva Francesco Bacone?», chiede ancora Giorello. «Che più che i tomi di Aristotele hanno cambiato il mondo la scoperta della polvere da sparo, della stampa e della bussola. Io aggiungo lavatrice, lavapiatti, calcolatore tascabile. La natura dell’impresa scientifica è un grande cammino di idee ma non solo».
Elogia la concretezza della verità (con la v minuscola), il professore. «Siamo macchine che interagiscono con macchine: e non abbiamo bisogno di pensare a una grande mente incorporea e immateriale. Anche la mente è un’attività dei nostri corpi. Ed è capace di interagire con il mondo non perché sia stata stata progettata da qualcuno, ma perché viene da un lungo, tormentato processo evolutivo».
Pone in primo piano il ruolo di una cultura scientifica che non si identifichi con una religione, un gruppo etnico, ma sia aperta a qualunque virtuoso voglia impossessarsi dei segreti della natura.
È l’antico programma della Royal Society, è il programma di qualunque impresa scientifica non bloccata da differenziazioni di settarismo. È la democrazia, l’impresa scientifica di civilizzazione nel senso più ampio del termine. «Le idee eccellenti sono tutte difficili quanto rare», dice citando Spinoza. «Ma la verità concreta è un progetto per il futuro. Una maggiore comprensione del mondo aumenta il nostro potere». E per quanto costi la scienza, ammonisce, «costa meno di quanto non sia costato imporre con la forza la propria religione, o la democrazia».
Il professore ha quasi concluso il suo appassionato excursus nel mondo della scienza: oltre l’esaltazione della multiculturalità, oltre l’importanza di una seria educazione scientifica nelle scuole («non la vedo in Italia, purtroppo»), resta l’elogio finale della perfezione dell’uomo: una macchina lenta, imprecisa, «ma capace di giocare sui margini».
MARIA PAOLA MASALA
5 novembre 2008
L’Unione Sarda - Cultura – pagina 43

04 novembre 2008

Anche fumetti al Cagliari FestivalScienza (4 novembre 2008)

scienzAfumetti
scienzAfumetti
scienzAfumetti
Cagliari, 4 novembre 2008, inaugurazione del Cagliari FestivalScienza 2008. Giulio Giorello alla mostra scienzAfumetti. Allestita da Gianni Atzeni nella sala della Terrazza (Centro Culturale Exmà)

Un mese di incontri per divulgare i misteri della natura (L'Unione Sarda, 3 novembre 2008)

giorello unione sarda L’Unione Sarda
Cultura – pagina 55
All'Exmà Il Festival della scienza
Un mese di incontri per divulgare i misteri della natura

Sull'esempio di quanto accade in molte città europee (in Itali Bergamo, Genova e Perugia) anche Cagliari avrà finalmente un grande evento dedicato alla comunicazione della scienza. Numerose iniziative divulgative per ogni fascia d'età e estrazione culturale si terranno all'Exmà da domani al 29 novembre. Organizzato dal comitato “Scienza Società Scienza”, attivo dal 2000 con eventi e laboratori divulgativi, il primo “Cagliari FestivalScienza” sarà inaugurato domani alle 11 dal filosofo Giulio Giorello (“La scienza come dialogo tra le culture”). Seguiranno alle 16 le animazioni dedicate alla “Fisica del volo” per i bambini delle scuole elementari, curate da Giancarlo Cappellini (Università di Cagliari) e alle 17 la conferenza di Andrea Frova (Università La Sapienza di Roma) sul tema “Musica e scienza da Pitagora alle neuroscienze”.
Di particolare interesse anche gli spettacoli teatrali, i seminari e i dibattiti. Ma la particolarità della manifestazione risiede nell'unire agli appuntamenti da vedere e da sentire anche alcuni laboratori nei quali diviene possibile toccare con mano la scienza: “Biologia e società: da Pasteur all'amplificazione genica”, “Fisica e sport: l'uomo, l'atleta, lo spazio e il tempo”, “Matematica e società: numeri e forme intorno a noi”, “Chimica e letteratura”, “Fisica e suoni”, “L'officina dei giochi e degli esperimenti”. E ancora, la mostra dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare: “I primi istanti dell'universo”, il plastico del radiotelescopio di San Basilio a cura dell'Istituto nazionale di Astrofisica, le attività ludiche proposte da Laboratorio Scienza Srl (“Le proprietà dei materiali: giochi da vedere e da toccare”) e Ecotimè Snc (“Dalla formazione dell'acqua alla macchina a idrogeno”) ed i café scientifici in programma ogni domenica, dal 9 al 30 novembre, alle 10 e 30 al bar dell'Exmà.
Alla presentazione della manifestazione Carla Romagnino (presidente del comitato “Scienza Società Scienza”) ha sottolineato la vastità del programma - disponibile nel sito scienzasocietascienza.eu - «curato da persone innamorate della scienza» a fronte della «scarsità di fondi a disposizione». Eppure tutte le attività di questo genere attraggono sistematicamente un pubblico numeroso e attento, a dimostrazione della bontà della formula. Una sensibilità diffusa che ha però bisogno di allargare ancora il proprio spettro d'azione, come ha sottolineato Roberto Crnjar, preside della facoltà di Scienze, «magari con la creazione di una struttura stabile, per la divulgazione, come un moderno Centro della Scienza, in presenza di altri segnali molti incoraggianti, come l'aumento delle iscrizioni ai corsi di laurea scientifici e l'iniziativa dell'Università di Cagliari, dell'Istituto nazionale di Astrofisica, del CRS4 e dell'Ordine dei giornalisti di far nascere un Master in Comunicazione della Scienza».
Se l'Italia è 23esima, su trenta Paesi che compongono l'Ocse, per spesa in ricerca e sviluppo (con un misero 1,1 per cento del Pil dedicato alla scienza) si comprende l'importanza di manifestazioni come queste anche sul piano culturale.
ANDREA MAMELI

30 ottobre 2008

Cagliari FestivalScienza. La Scienza dialoga con la Società

Cagliari FestivalScienza Cagliari FestivalScienza. La Scienza dialoga con la Società.
Centro Culturale Exmà, via San Lucifero 71, Cagliari.
Programma della giornata inaugurale: 4 novembre 2008 Cagliari.
11:00 La scienza come dialogo tra le culture, Giulio Giorello
12:00 Concerto dei fiati dell’Orchestra giovanile del Conservatorio di musica Pierluigi da Palestrina
16.00 La Fisica del Volo, spettacolo scientifico interattivo per bambini della scuola elementare, con Giancarlo Cappellini
17:30 Musica e scienza da Pitagora alle odierne neuroscienze, Conferenza di Andrea Frova.

Se la scienza avrà meno fondi, che ne sarà della Comunicazione della scienza?

Ieri sera, a Villa Clara più che di Scienziati di ventura abbiamo parlato degli effetti nefasti della 133. Io ora mi chiedo: ma se il taglio dei finanziamenti pubblici creerà problemi alla ricerca, che ne sarà della comunicazione della scienza? divagatoriscientifici Una risposta mi arriva dal blog i divulgatori scientifici: i precari, la Gelmini e la lezione dell’Olivetti

i precari, la Gelmini e la lezione dell’Olivetti
L’Olivetti investiva molto nella ricerca, faceva macchine belle da vedere e facili da usare e aveva quella che gli esperti chiamano “coscienza sociale” che è poi solo il rispetto profondo per chi lavora, a dimostrazione del fatto che per guadagnare non è necessario essere stronzi.
Poi è stata smembrata, tutto il piano sociale è crollato, gli investimenti nella ricerca non si fanno più, gli operai vengono licenziati ed è tutto un fiorire di call center e precari sottopagati. Il sogno è finito, ma per chi, come me, ai sogni ancora ci crede, un piccolo consiglio (da girare, se li conoscete anche a Gelmini, Brunetta&co): andate a vedere la mostra che sta per essere inaugurata all’Officina H “Olivetti 1908-2008 - il progetto industriale“, fatevi un giro al MAAM, il museo di architettura moderna all’aria aperta, passeggiate tra l’asilo nido aziendale e le case “per famiglie numerose”, guardate la bellezza di quegli edifici, la cura dei particolari, l’importanza data agli spazi di socializzazione, la quantità di servizi offerti e immaginatevi in quel posto, semplici operai che fanno macchine da scrivere o giovani ingegneri che possono “inventare” qualcosa di innovativo e capirete perché ho tanto a cuore la partecipazione.

26 ottobre 2008

Scienziati di ventura a Villa Clara (Cagliari, 29 ottobre)

scienziati di ventura Il futuro della ricerca in Italia, le storie dei giovani scienziati sardi erranti, le conseguenze delle misure governative sull'università. Sono alcuni dei temi che verranno affrontati il 29 ottobre a Cagliari in occasione della presentazione del libro Scienziati di ventura. Storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo (Cuec, 2007) a Villa Clara (padiglione E, laboratori di cittadinanza, Dipartimento di Salute Mentale) alle 18 e 30 per il ciclo Clara Libera (in collaborazione con la Biblioteca Provinciale di Cagliari per il ciclo Pagine di Scienza). Il giornalista Roberto Morini (La Nuova Sardegna) e il ricercatore Michele Saba (Dipartimento di Fisica, Università di Cagliari) discuteranno con gli autori e con il pubblico.

20 ottobre 2008

A Laura Crisponi il Premio Fondazione Gaslini

Per il miglior lavoro pubblicato nel triennio 2006-2008 di rilevante interesse in Pediatria, Laura Crisponi, ricercatrice dell'Istituto di Neurogenetica e neurofarmacologia del CNR di Cagliari, ha vinto il Premio Fondazione Gaslini Lecture. La ricercha premiata è quella che ha portato alla scoperta del gene implicato nella Sindrome di Crisponi, pubblicato nel maggio 2007 su American Journal of Human Genetics. Il premio è stato consegnato il 17 ottobre dalla Fondazione Gaslini e dalla Società Italiana Pediatria. Lo annuncia con grande soddisfazione l'associazione Sindrome di Crisponi e malattie rare.

19 ottobre 2008

Il pettine senza denti (25 ottobre 2008)

Il pettine senza denti Sabato 25 ottobre ore 18.00 - Biblioteca Provinciale Cagliari - presentazione del romanzo di Eugenio Campus Il pettine senza denti; presenta: Andrea Mameli; interviene: Carlo Dore. La storia si sviluppa in tre epoche storiche, tra esercitazioni militari, cambiamenti climatici, vicende misteriose.
Statue, telai e tesori ai confini del tempo (L'Unione Sarda 9 agosto 2008)

16 ottobre 2008

Perdas de Fogu - Massimo Carlotto & Mama Sabot


Video di anteprima del nuovo romanzo di Massimo Carlotto e Mama Sabot (uscita 12 novembre, Edizioni eo). A cura di: Francesco Abate. Produzione: Francesco Abate e Artevideo. Regia e Montaggio: Enrico Spanu. Fotografia: Antonio Saba. Musica: Alessio Olla

15 ottobre 2008

Il PageRank come l'equazione di Schrödinger?

Il PageRank sta al World Wide Web come l'equazione di Schrödinger sta alla fisica quantistica. Proporzione infondata? Paragone azzardato? A leggere l'articolo pubblicato il 28 luglio 2008 su arxiv parrebbe di no. Secondo gli autori [Nicola Perra e Alessandro Chessa (Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari e Linkalab, Complex Systems Computational Laboratory), Vinko Zlatic (CNR-INFM, Dipartimento di Fisica Università La Sapienza e Theoretical Physics Division, Rudjer Boskovic Institute, Zagabria), Claudio Conti (CNR-INFM, Dipartimento di Fisica Università La Sapienza), Debora Donato (Yahoo! Research C. Ocata 1, Barcellona) e Guido Caldarelli (SMC CNR-INFM, Dipartimento di Fisica Università La Sapienza e Linkalab)] il PageRank (algoritmo introdotto da google allo scopo di determinare la popolarità di una pagina web) e l'equazione di Erwin Schrödinger (Nobel per la Fisica nel 1933 proprio per aver offerto alla scienza lo strumento di descrizione della natura ondulatoria delle particelle in base al calcolo della funzione d’onda ψ che le caratterizza) avrebbero non pochi elementi in comune.
I vantaggi sarebbero enormi: esprimere il PageRank in termini di una funzione d’onda (governata da un’equazione simile a quella di Schrödinger) permetterebbe di localizzare le pagine web molto più rapidamente di quanto accade oggi in quanto non si ricorrerebbe alle procedure iterative. Per l'equazione di Schrödinger è stato sviluppato un apparato teorico e operativo (algoritmi, software, procedure di calcolo) che lo rende uno degli strumenti di analisi più potenti oggi estenti. Vi sono poi importanti implicazioni teoriche, in riferimento alle reti complesse e non solo, che potrebbero rendere questa scoperta straordinariamente importante.
Andrea Mameli, Linguaggio Macchina, 15 ottobre 2008

Per approfondire:
- Schrödinger-like PageRank equation and localization in the WWW (arxiv.org Physics and Society, 28 luglio 2008)
- Schroedinger-like PageRank wave equation could revolutionise web rankings (the physics arXiv blog, 7 agosto 2008)
- La fisica del Web (di Claudio Pasqua, The Daily Bit, 26 febbraio 2007)